Il trattore Bubba Ariete torna a ruggire
La famiglia Villa ha restaurato il mezzo agricolo degli anni Cinquanta, un pezzo unico al mondo
Thomas Trenchi
|9 mesi fa

I nonni non erano ingegneri. I padri nemmeno. Eppure, sui colli di Rustigazzo, in alta Val Chero, la famiglia Villa ha scritto una pagina autentica di «ingegneria contadina». O meglio, di ingegneria di collina: fatta di intuito, fatica, recupero creativo. Il protagonista è un trattore Bubba Ariete a testa calda, prima serie, oggi rosso fiammante nel cortile dell’azienda agricola di famiglia. Unico al mondo, modificato artigianalmente negli anni Cinquanta per passare da cingolato a ruote. «Siamo certi che non ne esistano altri così» affermano con orgoglio Cesare, Celestino, Mariuccia e Livio.
Le ruote? Recuperate nel 1956 dai rottami militari: le posteriori da un’autoblindo americana, l’anteriore da un camion Morris inglese. Così nacque un trattore ibrido, capace di affrontare anche la pianura per la trebbiatura. Celestino ricorda: «Mio padre lo trasformò pezzo per pezzo, come un vero ingegnere, senza nessuna istruzione». Il Bubba lavorò fino al 1963, poi fu messo da parte, ma mai dimenticato. Decenni dopo, è rinato grazie a un restauro meticoloso, condotto con passione dai cugini Villa, pezzo dopo pezzo.
«È un simbolo della nostra famiglia, della nostra terra» spiegano. Livio aggiunge: «L’ho consegnato in secchielli, loro l’hanno rimontato alla perfezione. Il colore? Quello originale anni ’50, come le Ferrari dell’epoca». Anche l’accensione è rimasta fedele alla storia: si parte con una cartuccia a polvere da sparo inserita in un otturatore simile a un fucile. Colpo di martello, esplosione controllata e il motore prende vita. Oppure si può avviare a volano. Ma prima, la testa va scaldata con la fiamma viva. Un sistema complesso, ma funzionale. «Serve pazienza - dice Celestino - ma funziona ancora benissimo». Tutto fu fatto a mano: ferri scaldati con acetilene, modellati a mazza. Nessun tornio, nessuna officina. Solo intelligenza e braccia. Persino uno dei fratelli Bubba, fondatori della storica azienda, si incuriosì vedendolo trebbiare ruggendo a Rezzano. Oggi il Bubba dei Villa non è solo un mezzo agricolo: è un pezzo di storia viva.
Gli articoli più letti della settimana
1.
Raccolta rifiuti, la differenziata torna nei cortili
2.
Dal cemento al legno, il tetto del Duomo alleggerito di 300 tonnellate
3.
Simone Cristicchi a sorpresa a Quarto di Gossolengo: «Cerca oggetti che raccontano sogni»
4.
Il Conservatorio accende la città: dal 2 marzo al via le Jam Sessions all'Irish Pub





