"Esportò capitali all'estero": imprenditore piacentino condannato
Redazione Online
|5 anni fa

Un imprenditore è stato condannato a tre anni e sei mesi per il reato di bancarotta (semplice e fraudolenta). La sua azienda che commerciava materie plastiche era stata dichiarata fallita nel giugno del 2016. L’indagine era stata condotta dalla Guardia di finanza.
La condanna è stata pronunciata dal presidente del Tribunale Stefano Brusati, affiancato in aula dai giudici Stefano Aldo Tiberti e Sonia Caravelli. A sostenere l’accusa il pubblico ministero Daniela Di Girolamo, che ha chiesto una condanna a cinque anni.
Secondo l’accusa, l’imprenditore si appropriò di beni e denaro della società ed esportò all’estero ingenti capitali. Nel capo d’imputazione si parla di oltre 800mila euro trasferiti a una società slovena: denaro che sarebbe stato sottratto ai creditori della società piacentina fallita. Si aggiunge la sottrazione di 93mila euro, alcuni telefoni e satellitari. Per quanto riguarda la bancarotta semplice, l’imprenditore è accusato di non aver tenuto la contabilità per un periodo di sei mesi precedente al fallimento.
Una serie di accuse che l’avvocato Sonia Canevisio del foro di Lodi ha respinto, chiedendo l’assoluzione dell’imprenditore: “non esiste prova dell’elemento soggettivo dei reati, come richiesto dalla norma”.
Il processo per bancarotta contro l’imprenditore è frutto di un’indagine molto complessa che si è conclusa nel 2017, dalla quale è scaturito un secondo procedimento nel quale l’imprenditore e ad alcuni soci rispondono di false fatturazioni e reati fiscali.
La condanna è stata pronunciata dal presidente del Tribunale Stefano Brusati, affiancato in aula dai giudici Stefano Aldo Tiberti e Sonia Caravelli. A sostenere l’accusa il pubblico ministero Daniela Di Girolamo, che ha chiesto una condanna a cinque anni.
Secondo l’accusa, l’imprenditore si appropriò di beni e denaro della società ed esportò all’estero ingenti capitali. Nel capo d’imputazione si parla di oltre 800mila euro trasferiti a una società slovena: denaro che sarebbe stato sottratto ai creditori della società piacentina fallita. Si aggiunge la sottrazione di 93mila euro, alcuni telefoni e satellitari. Per quanto riguarda la bancarotta semplice, l’imprenditore è accusato di non aver tenuto la contabilità per un periodo di sei mesi precedente al fallimento.
Una serie di accuse che l’avvocato Sonia Canevisio del foro di Lodi ha respinto, chiedendo l’assoluzione dell’imprenditore: “non esiste prova dell’elemento soggettivo dei reati, come richiesto dalla norma”.
Il processo per bancarotta contro l’imprenditore è frutto di un’indagine molto complessa che si è conclusa nel 2017, dalla quale è scaturito un secondo procedimento nel quale l’imprenditore e ad alcuni soci rispondono di false fatturazioni e reati fiscali.
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