Laurie Anderson, il suono e la parola: «Il suo potere può cambiare le cose»

Protagonista alla Triennale di Milano, si è concessa ai giornalisti scavando nei ricordi della sua infanzia. E citando, direttamente e indirettamente, Lou Reed

Eleonora Bagarotti
Eleonora Bagarotti
|5 ore fa
Laurie Anderson © ANSA
Laurie Anderson © ANSA
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Laurie Anderson è minuscola come un folletto, ma quando parla la sua voce si espande con una grossa eco e il suo corpo si trasforma in un insieme di percussioni. Così è stato, da protagonista alla Triennale di Milano. «Oggi la parola è lo strumento più temuto, in America non puoi nemmeno dire “genocidio” ma, come diceva Borges, la censura è una fantastica palestra per metafore: è più che mai importante usare il linguaggio in maniera intelligente».
E Laurie Anderson, non solo di musica ma - appunto - di parole e di poesia se ne intende. Anni fa, in una delle nostre prime chiacchierate (negli ultimi vent’anni, su “Libertà” sono state una decina e due, solo grazie a lei, furono possibili anche con il marito Lou Reed), aveva confessato di «pensare a un futuro lavoro su Borroughs». Anche per questo, è stata una gioia vedere che, a distanza di anni, lo ha fatto davvero.
Poi, con il peso sociale e politico delle parole (quelle che, suscitando polemiche, Francesco De Gregori ha disconosciuto come cantautore), Laurie ha continuato a esprimersi. «Oggi gli americani sono tutti arrabbiati, ovunque si parla solo di odio, ma se si va alle radici della rabbia si trova sempre la stessa cosa: un cuore spezzato. Il problema è che la pioggia di informazioni che ci investe in continuazione ci fa perdere la possibilità di capire davvero». 
Poi, dal palco ha dispensato tre regole di vita - rimembrando continuamente Lou Reed: «Vivere senza paura di essere se stessi, guardarsi dalle cazzate, essere gentili».
Dopo aver ricevuto il diploma d’onore della Triennale, Laurie ha presentato una versione solista di “Republic of Love”, inizialmente concepita come un discorso sul rapporto tra governo e amore, un discorso-performance sullo stato dell’arte e del mondo in tempi di crisi. «Per un festival a Vienna mi avevano chiesto due ore di talk su governo e amore e questo è il risultato» ha spiegato la musicista.
«Vengo dall’Illinois, da una grande e rumorosa famiglia di 8 figli, probabilmente per questo non ne ho mai desiderati - ha confessato -: non era un posto pacifico, ma un po’ folle, avevamo un’orchestra in casa dove suonavamo tutti con mio padre che faceva da pubblico. Avevo solo 8 anni, ma da sorella maggiore mi dovevo occupare dei miei due fratelli gemelli, come una piccola “military mom”. Un giorno in inverno, mentre eravamo su un lago ghiacciato, il ghiaccio si ruppe e i gemelli caddero nell’acqua gelida, non so come ma riuscii a salvarli entrambi e corsi subito a casa, temendo le urla di mia madre. Quando le raccontai la nostra disavventura, mi disse “non sapevo che fossi una brava nuotatrice e anche un’ottima tuffatrice”!’ Potevo prendermi una sgridata, invece quelle parole mi fecero sentire un’eroina. Ringrazio mia madre perché devo a lei la fiducia in me stessa. Capii in quel preciso momento che le parole ti possono cambiare la vita e così decisi di lavorare con le parole e con il loro suono, naturalmente».
Laurie Anderson durante il discorso alla Rock and Roll Hall of Fame durante la cerimonia di insediamento di Lou Reed nel 2015
Laurie Anderson durante il discorso alla Rock and Roll Hall of Fame durante la cerimonia di insediamento di Lou Reed nel 2015
Questa donna, indubbiamente intellettuale, ama la gente e parla di tutto con semplicità. Ricorda quando «a un certo punto, sono andata a friggere patatine in un fast food. Ero già sposata con Lou, avevo voglia di stare in mezzo alla gente e trovare nuova ispirazione». Con lo stesso spirito, stette alcuni mesi alla Nasa per «sperimentare certe sonorità fluttuando nella stazione spaziale con il mio violino elettronico. Lou non mi ha mai limitata, mi ha sempre sostenuta. Credo gli piacessero molto le mie idee, specialmente quelle più bizzarre».
Tra i ricordi, quello del Red Night Spoken Word Tour del 1981 - ed ecco che ritorna William Burroughs! «Era molto divertente, usava le parole in maniera davvero buffa e faceva molto ridere, ci esibivamo nei locali insieme a John Giorno. Burroughs introduceva lo show, poi andava a sparare nel parcheggio dietro il locale con le sue due pistole, lui era fatto così...». Dunque Laurie è stata una delle donne artiste stimate e coinvolte dai poeti della Beat Generation. E anche «Lou era un poeta, amava la Beat Generation e odiava la guerra. Qualsiasi guerra» dice con un’inflessione velata di dolcezza.
Oggi lei non si definisce, si sente «libera di stare in una zona diversa, che non sia speranza o disperazione, ma il tentativo di divertirmi e fare divertire». E questa è un’ideale filosofia, una missione che a 79 anni porta avanti con la stessa energia spirituale e mentale di una giovane donna: «Sono orgogliosa della mia forma, sono un po’ più stanca di prima, ma invecchiare non è come immaginavo, è molto meglio, è un privilegio». Questa energia la tiene occupata: ha due installazioni alla Biennale di Venezia, un percorso sonoro aperto ad Amsterdam ed è in tournée. «Mi auguro di poter tornare presto in Italia a presentare qualcosa allo spazio Voce, una listening room unica per un museo». L’Italia risponderà sì. Più e più volte, ha accolto Laurie e Lou con ricambiato affetto. Che bella storia.
Lou Reed e Laurie Anderson a Coney Island nel 1995. Sono ufficialmente una coppia
Lou Reed e Laurie Anderson a Coney Island nel 1995. Sono ufficialmente una coppia
LAURIE E LOU, LA POSSIBILITA' DI UN ADDIO E DI FAR RIVEVERE L'AMORE OGNI VOLTA, ATTRAVERSO LA MUSICA
Ho sempre pensato che la malattia di Lou Reed, e il suo ritiro accanto a Laurie Anderson, sia stata dolorosa, ma anche un dono per una delle coppie più autentiche del panorama musicale (e non solo): quello della possibilità di dirsi addio.
Per questo, nel novembre 2013 - pochi giorni dopo la sua morte - lei lo ha salutato con una lettera struggente. Un passaggio recita:«Eravamo a casa. Lo avevo portato via dall’ospedale qualche giorno prima. E anche se era molto debole, ha insistito per uscire fuori nella luce accecante del mattino».
Il loro era stato un incontro di anime. Per questo, da allora non c’è stato progetto di Laurie in cui non sia stato presente un po’ di Lou. Perché la musica rinnova, ogni volta, non solo quella possibilità di ridire addio a una persona che hai amato davvero, ma anche di rivivere quello stesso amore proprio in ciò che lo fece sbocciare e crescere.