Brian Eno a Parma: «L’arte è un incrocio di esperienze mentre la guerra fa schifo»
Le sue installazioni “Seed” e “Light my years” fino al 2 agosto nel complesso monumentale di San Paolo e nell’Ospedale Vecchio

Eleonora Bagarotti
|3 ore fa

Brian Eno a Parma
Tutti pazzi per Brian Eno. Il geniale musicista e produttore ha infatti richiamato un enorme interesse inaugurando due installazioni imperiose e dal respiro internazionale, decisamente attuale e - come del resto tutto ciò che lo ha sempre riguardato - stupefacente. Inoltre, ha tenuto una interessante lectio. Il fiore all’occhiello se l’è indossato la città di Parma, sempre più sensibile e coraggiosa in ambito culturale: “Seed” e “My light years” è infatti l’iniziativa che ridona vita a due spazi chiusi al pubblico da anni: il primo è il (bellissimo!) complesso monumentale di San Paolo e il secondo (che mi commuove nel ricordo dell’addio che diedi a mio padre, un tempo lì ricoverato) è l’Ospedale Vecchio. Proprio lì c'è “My light years” che espone per la prima volta la collezione più completa mai realizzata delle installazioni e delle opere audiovisive di Brian Eno. C’è tempo fino al 2 agosto per visitarla - perderla sarebbe un delitto!
Mai come la musica, in un dialogo con la luce e la natura dei giardini e dei luoghi che trapelano storie, dove sonorità accompagnano lo sbocciare dei fiori, può spalancare i sensi. Ma anche la nostra consapevolezza.
Mai come la musica, in un dialogo con la luce e la natura dei giardini e dei luoghi che trapelano storie, dove sonorità accompagnano lo sbocciare dei fiori, può spalancare i sensi. Ma anche la nostra consapevolezza.
«I social sono accattivanti ma divisivi. Circola troppa musica e, alla fine, "il troppo stroppia"» sostiene Eno incrociando a gruppetti i giornalisti, con i quali si mostra educato e gentile ma anche un po’ sbrigativo. Del resto, è l’arte che deve parlare per lui, che tuttavia chiarisce la sua posizione, come già aveva fatto di recente proprio sui social. «Ma qui si condividono sentimenti». E, tra i sentimenti, quello principale è contro la guerra. «Se cerchiamo di tradurre in parole quello che la pace può essere, ed è, possiamo dire che questo progetto artistico sia un esempio. Non sarebbe bello vivere così? Invece di un mondo in cui ogni anno vengono spesi 25mila miliardi di dollari per le armi? Alle persone la pace piace, c’è troppa propaganda per la guerra. Fa schifo».
Questo pensiero manda, naturalmente, in visibilio tutti: i taccuini si riempiono di appunti, i microfoni si allungano verso l’artista. Il messaggio della pace, rifletto, è sempre arrivato proprio dal mondo artistico. Con forza, coerenza. Sino ad ora non è bastato, ma anche un solo pensiero ha una sua forza, così come i suoni ne possiedono una propria ed è da un mistero insondabile, ma profondo e che profuma di vita. “Seed” prende il via dall’installazione audio della giornalista turca Ece Temelkuran. Questa esperienza sarà impressa su vinile e integrata nella collezione permanente della Casa del Suono di Parma - un plauso al curatore Alessandro Albertini, ma anche a chi amministra la città e ai sostenitori (Fondazione Cariparma, Gruppo Davine e Ministero della cultura).
Questo pensiero manda, naturalmente, in visibilio tutti: i taccuini si riempiono di appunti, i microfoni si allungano verso l’artista. Il messaggio della pace, rifletto, è sempre arrivato proprio dal mondo artistico. Con forza, coerenza. Sino ad ora non è bastato, ma anche un solo pensiero ha una sua forza, così come i suoni ne possiedono una propria ed è da un mistero insondabile, ma profondo e che profuma di vita. “Seed” prende il via dall’installazione audio della giornalista turca Ece Temelkuran. Questa esperienza sarà impressa su vinile e integrata nella collezione permanente della Casa del Suono di Parma - un plauso al curatore Alessandro Albertini, ma anche a chi amministra la città e ai sostenitori (Fondazione Cariparma, Gruppo Davine e Ministero della cultura).
«Vengo da Londra - esordisce Eno, e mentre stiamo pensando a tutta l’incredibile epoca della rivoluzione culturale della capitale inglese, smorza subito gli entusiasmi definendola «culla delle frodi internazionali e dei miliardari corrotti che evadono le tasse, dovreste essere felici di essere italiani e di vivere in un Paese che pone al centro la bellezza» (qualche volta è così, Brian... qualche volta...). L’arte, per Eno è «condividere le esperienze». E questo, anche in ambito musicale, lo ha sempre ribadito: dai Roxy Music alle sue altissime collaborazioni con tanti grandi artisti (per brevità - sic - almeno citiamo quella con Robert Fripp) nonché, appunto, tutta la sua discografia di “album ambient installation”. Il prossimo sboccerà a Parma. Chapeau!
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