Carne di cavallo, «A Piacenza è parte della cultura locale»
Mentre in Italia il consumo crolla, i piacentini fanno eccezione. La carne equina resta una tradizione ben viva, apprezzata da adulti e giovani
Thomas Trenchi
|9 mesi fa

Mentre in Italia il consumo di carne equina crolla, Piacenza fa eccezione. Secondo una ricerca di Animal Equality in collaborazione con Ipsos, l’83% degli italiani non mangia prodotti di cavallo: il 44% per disinteresse, il 42% per empatia verso l’animale e il 31% per motivi etici. Ma qui, nel nostro territorio, la carne equina resta una tradizione ben viva, apprezzata da adulti e giovani.
«Il comparto sta bene, il lavoro non manca» racconta Barbara Frigeri, titolare della storica macelleria equina in via Calzolai. «Il crudo è l’80% delle vendite. Mio padre Giuseppe, che ha 80 anni, è ancora qui ad aiutarmi. La nostra attività è aperta da cinquant’anni». A confermare che Piacenza tiene »botta« c’è anche Roberto Milza, della macelleria in zona Farnesiana: «Certo, rispetto a dieci anni fa il mercato è un po’ cambiato per via dei supermercati, ma la carne di cavallo continua ad avere i suoi affezionati».
E mentre nel resto d’Italia solo il 17% la consuma almeno una volta al mese, a Piacenza il sabato si formano file fuori dalla macelleria Bissi di via Veneto. «Ho fatto una ricerca: la nostra attività risale al 1900«, spiega Cristiano Bissi. «Prima si chiedeva il cavallo crudo, oggi si parla di tartare, ma è sempre quella, la nostra carne. Una tradizione che continua». Sulla stessa linea anche Gian Luigi Sichel, titolare della macelleria equina in viale Dante: «Consumi stabili, nessun contraccolpo. La carne equina qui è parte della cultura locale». Nella macelleria di via Boselli, però, il responsabile Mauro Caravaggi prevede un futuro incerto: »Il nostro lavoro va avanti bene, ma siamo sempre meno. Mio padre aprì la macelleria nel 1969 e ce n'erano altre 35 in città. Oggi siamo cinque. Tra vent'anni chi ci sarà?».
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