Crepe e incuria: i Cavalli del Mochi reclamano più attenzione
I segni del tempo, uniti a bidoni che deturpano la vista e transenne abbandonate, non rendono giustizia a uno dei simboli di Piacenza
Thomas Trenchi
|1 mese fa

Hanno quattrocento anni e meritano una celebrazione degna della loro storia. E la festa ci sarà, ma i Cavalli del Mochi, simbolo di Piacenza, meritano anche più decoro e attenzione. Oggi i monumenti sono circondati da dettagli poco consoni: i basamenti in marmo mostrano affioramenti verdastri e crepe, il bidone dell’immondizia e una transenna abbandonata deturpano la vista, così come resti di nastro biancorosso (no, non è un richiamo ai colori della città). A peggiorare la situazione c’è un quadro elettrico appoggiato a ridosso della ringhiera di Ranuccio per il villaggio natalizio, nonché le lampadine bruciate che rendono l’illuminazione serale inefficace.
Il tutto si registra proprio nel periodo in cui, in occasione dei 400 anni delle statue in piazza Cavalli, la Banca di Piacenza promuove – con il patrocinio del Comune – una mostra dedicata a Mochi, scultore che rivoluzionò lo stile barocco. La doppia celebrazione fu voluta da Ranuccio Farnese: una statua per sé e una per il padre Alessandro, più innovativa e bella. La rassegna, al PalabancaEventi dal 13 dicembre al 18 gennaio, curata da Antonio Iommelli, racconta la storia dei Cavalli e presenta altre opere significative di Mochi.
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