Vannacci a "Dillo alla Lupa": «A Piacenza censura morale». De Micheli: «Il suo partito un'illusione»

Scontro alla prima puntata stagionale del programma di Telelibertà tra il leader di Futuro Nazionale e gli esponenti della sinistra. Al centro immigrazione, remigrazione e libertà di espressione.

Gabriele Faravelli
|4 ore fa
Vannacci in videocollegamento ala prima puntata stagionale del programma "Dillo alla Lupa" di Telelibertà, durante un momento della discussione con Paola De Micheli
Vannacci in videocollegamento ala prima puntata stagionale del programma "Dillo alla Lupa" di Telelibertà, durante un momento della discussione con Paola De Micheli
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«A Piacenza ho subito censura morale». Roberto Vannacci torna sulle contestazioni che accompagnarono la presentazione del suo libro tre anni fa al Teatro President e riaccende la polemica. Il leader di Futuro Nazionale è intervenuto ieri sera alla prima puntata stagionale di "Dillo alla Lupa”, il programma condotto da Marcello Pollastri e Danilo Di Trani, dedicata proprio al nuovo movimento politico e alle posizioni del generale.
«Ho ancora bene impressa quella serata nella mia mente – ha detto Vannacci – e la manifestazione all'esterno. Manifestavano solo contro di me e non per qualcosa, chiaro segno di mancanza di libertà di espressione e di dittatura».
Parole che hanno immediatamente acceso il confronto con gli ospiti in studio. La deputata ed ex ministra del Pd Paola De Micheli ha definito «discutibili le scelte degli ultimi 36 mesi di Vannacci», aggiungendo: «Credo che il suo partito sia un'illusione ottica e parli di un mondo impossibile».
Sulle contestazioni al Teatro President è intervenuto anche Carlo Pallavicini, dei Sì Cobas, che ha respinto la ricostruzione del generale: «La manifestazione fu autorizzata e pacifica. Semmai alcuni di noi vennero aggrediti da neofascisti. Il generale non condanna questo tipo di violenza?».

Scontro sulla remigrazione e sui costi

Il dibattito si è poi spostato sull'immigrazione e, in particolare, sulla proposta di remigrazione sostenuta da Futuro Nazionale. De Micheli ne ha contestato la fattibilità, anche sul piano economico: «La storia della remigrazione è impossibile. Servirebbero 18 miliardi per allontanare oltre 3 milioni di persone, numeri di chi vuole prendere per il naso i cittadini».
Secca la replica di Vannacci: «Sono stati spesi 20 miliardi per l'Ucraina, ne troveremo 18 anche per questo».
L'immigrazione è stata uno dei temi centrali della puntata, affrontato anche dal deputato Davide Bergamini, intervenuto insieme al generale. Entrambi hanno rivolto dure critiche alle politiche della sinistra, sostenendo che abbiano favorito un'immigrazione eccessiva e che proprio questo abbia contribuito alla sua sconfitta elettorale.
Di segno opposto la posizione di Pallavicini, che ha richiamato l'esperienza piacentina: «Piacenza è da sempre una città propulsore di diritti, nutrita anche dall'attività delle persone immigrate, il vero sangue della democrazia».
Preoccupazioni sono state espresse anche da Michela Cucchetti, segretaria cittadina del Pd, secondo la quale Futuro Nazionale è un movimento che «non tiene conto dei principi di solidarietà e vuole creare cittadini di serie A e di serie B».

Argellati spiega l'adesione a Futuro Nazionale

Tra le voci favorevoli al progetto politico di Vannacci anche quella di Gianluca Argellati, sindaco di Vigolzone e primo amministratore comunale della provincia di Piacenza ad aver aderito a Futuro Nazionale.
Argellati ha spiegato le ragioni della propria scelta, maturata dopo oltre trent'anni di appartenenza al centrodestra: «Ho voluto optare per qualcosa che rispecchiasse i valori fondamentali che, a mio modo di vedere, Futuro Nazionale affronta in maniera più concreta rispetto ad altri».

Tassi: «Difendere i nostri valori identitari»

A sostenere le posizioni del generale è intervenuto anche Marco Tassi, ex assessore ai Lavori pubblici del Comune di Piacenza, che ha posto l'accento soprattutto sul tema dell'identità culturale.
«La destra che conosco io e con la quale sono sempre cresciuto è quella che fa i fatti e che difende quell'identità che invece stiamo perdendo».
Tassi ha citato il dibattito sulla presenza del crocifisso nelle scuole come esempio della necessità, a suo giudizio, di difendere le tradizioni: «Perché toglierlo? Fa parte della nostra cultura e siamo solo noi in Italia a dover tollerare qualsiasi cosa per non poter più affermare i nostri valori identitari».
L'ex assessore ha quindi respinto l'idea che queste posizioni siano in contrasto con i principi costituzionali: «Noi non siamo fuori dalla Costituzione, semplicemente siamo per il buonsenso e contro la tolleranza estrema che ha rovinato questo Paese».