«Per descrivere mio padre Gianni Pettenati bastano tre parole: buono, sensibile e unico in tutto»

Gianlorenzo, terzogenito del cantante piacentino scomparso un anno fa, ricorda il suo legame con il papà e l'affetto mai sopito per Piacenza

Eleonora Bagarotti
Eleonora Bagarotti
|4 giorni fa
Gianni Pettenati canta "Bandiera gialla" nel 1966, poi diverrà il portavoce canoro del '68 in Italia
Gianni Pettenati canta "Bandiera gialla" nel 1966, poi diverrà il portavoce canoro del '68 in Italia
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Gianlorenzo Pettenati, 23 anni, è il terzogenito del cantante piacentino Gianni Pettenati, di cui oggi ricorre il primo anniversario della scomparsa.
Ha una voce che trapela emozione, Gianlorenzo. Insieme alle sorelle Samuela e Maria Laura, ha ricordato il padre lo scorso ottobre al Teatro dei Filodrammatici dopo l’intitolazione di una targa sulla casa natale in via Roma 222.
«Mi fa molto piacere che Piacenza continui a ricordarsi di papà - dice Gianlorenzo -. E farebbe molto piacere anche a lui».
L'abbraccio tra papà Gianni e Gianlorenzo bambino
L'abbraccio tra papà Gianni e Gianlorenzo bambino
Cosa ricordava, suo padre, di Piacenza?
«Tutto. Le radici sono radici. Ne parlava spesso con grande affetto, nonostante la distanza degli ultimi anni, dovuta a problemi di salute. Lui conservava tutto nel suo cuore».
E a Piacenza, nato in via Roma il 29 ottobre 1945 in una famiglia piuttosto numerosa, un bel giorno un maestro si accorse che Gianni era un giovane talento della musica.
«Andrò proprio così. Poi papà approfondì gli studi e percorse quella strada laureandosi in violoncello in Conservatorio. Ha sempre coltivato il suo talento musicale, oltre a quello canoro, che poi lo rese famoso. Amava tutti gli strumenti e si era dedicato anche alla chitarra».
Ha mai cercato di trasmettere la sua passione a voi figli?
«Naturalmente sì, sarebbe stato impossibile non farlo! Papà viveva per la musica. Io ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo musicale quando ero piccolo ed ero a mia volta molto incline alla musica e all’approccio con i vari strumenti. Un po’ per imitazione, è ovvio, anche perché alle elementari si suonava solo il flauto... ma la presenza di papà era un flusso continuo ed io ero abbastanza predisposto, prendevo dei bei voti. Credo di aver preso da lui l’orecchio musicale: ascoltavo melodie e le riproducevo subito, lui era la mia garanzia».
Gianni Pettenati, sempre richiestissimo, durante una performance
Gianni Pettenati, sempre richiestissimo, durante una performance
Canta anche lei?
«No, ho suonato ma la voce non l’ho ereditata, quello era un talento tutto suo. E ho scelto un’altra strada. Ho finito la scuola alberghiera e fatto esperienze lavorative in vari settori, poi mi sono affacciato nella profumeria, che è il campo di mia mamma, e sto studiando».
Da “Bandiera gialla” (1966) a “La rivoluzione” (1967): Gianni Pettenati è per tutti il portavoce italiano di una generazione pacifista, libera, sognatrice... si sente il profumo del ‘68 e, da nord a sud, quei ritornelli strappano sempre un sorriso.
«Succede proprio così, anche quando dico di essere suo figlio! Perché, considerando la generazione con cui ci si va ad interfacciare un brano come “Bandiera gialla”, papà ha toccato corde profonde, sentimentali e affettive di quell’epoca, personali e comunitarie. Fu un periodo felice e spensierato di cui si ha nostalgia. C’era anche aria di rivoluzione, quindi ogni cosa legata alla figura di mio padre accende in tutti una memoria positiva e dei pensieri belli».
Gianlorenzo Pettenati in uno scatto di famiglia insieme al papà e alla mamma
Gianlorenzo Pettenati in uno scatto di famiglia insieme al papà e alla mamma
Cosa pensava, papà, della musica moderna?
«Sicuramente non rientrava nei suoi gusti. Lui non apprezzava la “mano artificiale” con cui si fa musica oggi, ai suoi tempi non esisteva. Io gli facevo ascoltare Marracash e Tedua, due rapper che apprezzo, ed era incuriosito. Ma poi ascoltavamo insieme Mina, Lucio Battisti e i grandi artisti che hanno segnato la storia della musica e la vita di tante persone».
C’è qualcosa che vorrebbe aggiungere per ricordare il suo papà?
«Bastano tre parole per descrivere chi era Gianni Pettenati: era una persona buona, sensibile e un uomo unico».