Il cappellano del Beccaria: «I ragazzi sono fragili e prevale l'impulsività»
Don Claudio Burgio ha incontrato gli studenti del liceo Respighi: «Gli adulti devono dialogare»
Elisabetta Paraboschi
|5 giorni fa

«I ragazzi di oggi sono molto più fragili. La violenza che usano è frutto di un’assenza di parole, di un’incapacità di verbalizzare le loro emozioni: sono ragazzi spesso analfabeti dal punto di vista emotivo, non conoscono i loro sentimenti e fanno fatica a decifrare la realtà e di conseguenza l’impulsività spesso prende il sopravvento».
Don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile “Beccaria” di Milano e fondatore della comunità Kayrós, si muove con cognizione di causa fra le problematiche della gioventù di oggi: così interviene in merito al gruppo di ragazzi sottoposti a misura cautelare perché indagati a vario titolo per rapina, estorsione e lesioni nell’ambito di un’indagine svolta dalla Squadra mobile della questura di Piacenza. Lo fa a margine dell’incontro con gli studenti delle classi seconde del liceo Respighi al Laboratorio aperto di Piacenza, nell’ex chiesa del Carmine, moderato dai docenti Carlo Colombini e Tiziana Albasi dopo i saluti della preside Elisabetta Ghiretti e dell’assessore Christian Fiazza.
Don Burgio parla a lungo della sua esperienza al Beccaria: sgombra il campo dai consueti pregiudizi secondo cui le porte del carcere si aprono solo per ragazzi fragili e in difficoltà.
Per il sacerdote il compito dell’adulto è «trovare la motivazione che sta dietro ai comportamenti illegali»: «Ci sono eventi da cui non si torna indietro - spiega rivolgendosi direttamente agli studenti - ma si può imparare a migliorare. Le vie di fuga possono essere tante, dall’abuso di sostanze all’indifferenza: ma lo stato siete anche voi. Siete voi a incidere sul cambiamento, tocca a voi provare a cambiare questo Paese».

