Trionfo con brivido per Martha Argerich a Milano
Il mito del pianoforte a sorpresa al Teatro Dal Verme
Tito Giliberto
|4 ore fa

Tito Giliberto
Il trionfo di Martha Argerich a Milano. Applausi ripetuti al concerto per la Società del Quartetto, inizialmente programmato in Conservatorio. Trasferito all’ultimo momento al Teatro Dal Verme. Un’emergenza che non ha turbato l’eleganza, la perfezione e la comunicativa dell’artista nata in Argentina, naturalizzata svizzera, che domina le scene mondiali da quando, ad appena 16 anni, si affermò al concorso Busoni di Bolzano nel 1957.
Nel concerto numero 1 in do maggiore di Ludwig van Beethoven con l’orchestra della Svizzera italiana diretta da Charles Dutoit la star della classica ha unito perfezione e naturalezza. Tocco magistrale, fraseggio cristallino, padronanza totale, libertà nei “tempi rubati”. Un Beethoven forte e delicato al tempo stesso. In qualche modo, di femminile grandiosità. Quasi un omaggio beethoveniano a Mozart nel largo di dolcezza apollinea. E a Haydn nelle danze del rondò.
Nel concerto numero 1 in do maggiore di Ludwig van Beethoven con l’orchestra della Svizzera italiana diretta da Charles Dutoit la star della classica ha unito perfezione e naturalezza. Tocco magistrale, fraseggio cristallino, padronanza totale, libertà nei “tempi rubati”. Un Beethoven forte e delicato al tempo stesso. In qualche modo, di femminile grandiosità. Quasi un omaggio beethoveniano a Mozart nel largo di dolcezza apollinea. E a Haydn nelle danze del rondò.

Martha Argerich non si è dunque sottratta all’abbraccio del pubblico. E ha regalato un bis a sorpresa con Scarlatti. Nonostante il fulmine a ciel sereno del “trasloco milanese”. Rimangono infatti chiusi temporaneamente al pubblico gli oltre 1.400 posti nel Conservatorio. Per un controllo sulle strutture di sicurezza, scattano adeguamenti. Secondo la presidente della Fondazione Società del Quartetto, Ilaria Borletti Buitoni, un segnale da cogliere: “Bisogna ringraziare il Comune di Milano, I Pomeriggi Musicali e il Teatro Dal Verme per la soluzione. Ma da anni ripeto che nella metropoli lombarda manca una sala adeguata alla musica da camera. Come c’è, ad esempio, a Berlino la Sala Boulez. L’ideale sarebbe un auditorium fra i 500 e i 700 posti. In tal modo si possono incoraggiare anche giovani di talento. La fame crescente di buona musica forse indurrà qualcuno a regalare questo nuovo spazio”, è l’appello.
Da 10 anni Martha Argerich era attesa a Milano. Questa volta ha suonato al fianco del musicista con cui è stata sposata tra il 1969 e il 1973, Charles Dutoit. Rivelando ancora una volta la sua forza trainante. Quasi un “motore primo” dell’universo musicale. Simile, in un certo senso, a un cosmo privo di attriti, scorrevole e incorruttibile. In un susseguirsi di invenzioni melodiche sorprendenti. Il concerto per pianoforte è stato inserito fra due brani puramente orchestrali: Ma mère l’Oye di Maurice Ravel, una musica favolistica a tratti di sapore orientale, e la Sinfonia n. 4 “L’italiana” di Felix Mendelssohn Bartholdy, famosa per il “saltarello” finale, quasi una tarantella in omaggio alla musica meridionale.
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