Un popolo in salita, tra fatica e ristoro condivisi col sorriso
Almeno 1.500 partecipanti alla camminata che va da Vigoleno a Vernasca, da prima del tramonto fino a notte fonda
Federica Duani
|8 mesi fa

Scagli la prima pietra chi, sabato, ha partecipato alla Notte dei Briganti senza esserlo almeno un po’, brigante o brigantessa. Non è minimizzare né ironizzare su un fenomeno impattante del tardo Ottocento italiano, dopotutto la camminata che va da Vigoleno a Vernasca e ormai il nome la precede, origina da lì. Solo che gli unici briganti spiritosamente malviventi sono quelli che, incappucciati, sbucano dai boschi e descrivono i camminatori in affanno: «Eccolo, lo popolo italico che paga per soffrire, poi dicono che non c’è la grana».
Tutti gli altri, ladruncoli di sguardi, ricordi ed emozioni. I fotografi cercano «volti di fatica e soddisfazione, sorrisi e serenità, paesaggi super belli». I briganti da Alberobello, la cui notte è neo gemellata, scaldano l’atmosfera coinvolgendo tutti nella quadriglia. Conto alla rovescia, bolle di sapone nell’aria, si parte. La signora Maria, seduta in veranda, guarda la fiumana passare: «Che bella squadra audace. Anni fa, qui sul tavolo affettavamo salame e versavamo bicchieri di vino per tutti». Vicino a lei la nuora ricorda Donatella Ronconi: «per Libertà e per tutti, è stata una donna di carisma e grande valore. Sono medico, l’abbiamo curata e accudita in ospedale».
Cala il tramonto, il cielo si tinge di rosso e due ragazzi saltano sincroni da una balla di fieno alla successiva. Silenzio delle salite, musica che più ci si avvicina, più diviene forte. «Vengo dagli Stati Uniti, lei è Cassandra ed è messicana: studiamo architettura a Piacenza, ci hanno consigliato di venire - dice Katherine, un inglese divertito -. Meraviglioso: continuiamo a fare foto».
Chi partecipa per la prima volta, la vive soprattutto come «un’occasione per stare insieme»; chi non manca da anni la descrive come «una celebrazione della nostra valle. In più ci si scambia panini, si scoprono un sacco di giardini e case bellissime ». Infine, bisogna dirlo, c’è chi saccheggia foto con l’attore porno Lucas Peracchi.
Intanto dei briganti del passato, qualcuno svela l’identità: «Quest’anno non ci sono, ma non sono mai mancati negli ultimi cinque anni. Il “Gruppo del ‘59” allestiva uno spazio poco prima dell’arrivo, ai Bignoni di Vernasca - ripensa Roberto Sesenna -. Immancabile il tabarro: Mario Aleroni si lasciava crescere la barba, Maurizio Rigolli raccontava la storiella dei mazzi di fave da passeggio. “Se le mangi, non senti la fatica”, e tutti ad assaggiarle. Alle ragazze provavano la scarpetta di Cenerentola, la loro la lanciavano nei campi».
Quando la camminata finisce, in piazza Vittoria a Vernasca, la festa continua con il djset di Gianni Fuso Nerini e gli 833 Mania. Volti stanchi e un po’ sudati, chi balla e chi è seduto. Lo cantano tutti a squarciagola, però: «nessun rimpianto, nessun rimorso». E come potrebbe essere altrimenti, dopo una camminata così?
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