Per qualsiasi ragione combattiate: “Gli spiriti dell’isola”
Redazione Online
|2 anni fa

È ancora in giro per rassegne in sala ed è sbarcato anche in piattaforma “Gli spiriti dell’isola” di Martin McDonagh, grande derubato degli Oscar delle minoranze: dopo “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” McDonagh è tornato per ricordare a tutti come si scrive un film (per questo, oggettivamente, che non sia stato premiato con l’Oscar per la Miglior Sceneggiatura un po’ offende, ma di riconoscimenti sia il film che i suoi attori ne hanno presi comunque parecchi dalla première a Venezia in avanti).
I dialoghi volano alti in questa storia così irlandesamente sorprendente che poteva venire in mente solo a un irlandese pazzo: a Inisherin, un paesino sperduto di un’isola ancora più sperduta della costa irlandese, gli echi della guerra civile (siamo nel 1923) arrivano solo da lontano, attraverso notizie frammentate e i colpi delle esplosioni delle bombe sulla terraferma. A Inisherin, una guerra più intima scoppia tra Padraic che è un animo semplice al quale basta la propria piccola vita (Colin Farrell) e Colm che è un violinista oppresso dal tempo che passa (Brendan Gleeson). Sullo sfondo, il coro greco della comunità dell’isola resta a guardare e commenta, ferma e immobile come sempre.
I dialoghi volano alti in questa storia così irlandesamente sorprendente che poteva venire in mente solo a un irlandese pazzo: a Inisherin, un paesino sperduto di un’isola ancora più sperduta della costa irlandese, gli echi della guerra civile (siamo nel 1923) arrivano solo da lontano, attraverso notizie frammentate e i colpi delle esplosioni delle bombe sulla terraferma. A Inisherin, una guerra più intima scoppia tra Padraic che è un animo semplice al quale basta la propria piccola vita (Colin Farrell) e Colm che è un violinista oppresso dal tempo che passa (Brendan Gleeson). Sullo sfondo, il coro greco della comunità dell’isola resta a guardare e commenta, ferma e immobile come sempre.
Mescolando con mano leggera dark comedy, dramma, tradizioni, miti e simbologie McDonagh mette in scena ancora una storia rarefatta e brutale, con gli stessi attori di “In Bruges”: la voglia di tornare a lavorare con Farell e Gleeson è uno dei motivi alla base di un film compattissimo come il proprio cast.
In questo racconto triste e “uncool” gli abitanti non toccati dalla guerra combattono le loro battaglie personali: sono così soli e disperati e desiderosi di qualsiasi minimo cambiamento che probabilmente preferirebbero avercela la guerra, avere uno scopo, invece di sopravvivere senza crescere, senza mai misurarsi con niente.

E chi sente questa desolazione più di altri, cerca la propria soluzione. La crisi di Colm e anche quella di Siobhan è la crisi dello stesso McDonagh e ha a che fare con il tempo, con l’arte, con la vita e la morte, con l’eredità che lasciamo, con tutte le cose che contano davvero.

“Buona fortuna a voi, per qualsiasi ragione combattiate”.
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