Sandvik chiude lo stabilimento di San Polo, 57 lavoratori a casa
Redazione Online
|12 anni fa


I dirigenti di Sandvik Italia hanno comunicato la decisione di chiudere lo stabilimento produttivo che la multinazionale svedese controlla dal 1995 a Crocetta di San Polo. Sono 57 i posti di lavoro che andranno persi.
La doccia fredda per i dipendenti e i sindacati di categoria è arrivata oggi nel corso di un incontro che si è tenuto nella sede di Confindustria. “Si tratta di decisioni a livello centrale, il gruppo si sta riorganizzando e la produzione piacentina viene spostata in Germania, per effettuare economie di scala”, hanno detto i vertici societari. A Crocetta si producono utensili speciali per la lavorazione dei metalli.
Durissima la reazione di Ivo Bussacchini della Fiom-Cgil e Luigi Bernazzani della Fim-Cisl, che hanno abbandonato il tavolo di confronto per andare in fabbrica a tenere un’assemblea con il personale, al termine dalla quale è stato proclamato lo stato di agitazione. “Stiamo parlando di uno stabilimento che funziona e non è assolutamente in perdita – hanno detto i sindacalisti – quindi non c’è alcuna giustificazione a questa decisione, davvero pesantissima. Ci opporremo in tutti i modi, vogliamo interessare anche le istituzioni perché si scongiurino i licenziamenti immediati e si inizi un percorso di confronto con l’azienda”.
La doccia fredda per i dipendenti e i sindacati di categoria è arrivata oggi nel corso di un incontro che si è tenuto nella sede di Confindustria. “Si tratta di decisioni a livello centrale, il gruppo si sta riorganizzando e la produzione piacentina viene spostata in Germania, per effettuare economie di scala”, hanno detto i vertici societari. A Crocetta si producono utensili speciali per la lavorazione dei metalli.
Durissima la reazione di Ivo Bussacchini della Fiom-Cgil e Luigi Bernazzani della Fim-Cisl, che hanno abbandonato il tavolo di confronto per andare in fabbrica a tenere un’assemblea con il personale, al termine dalla quale è stato proclamato lo stato di agitazione. “Stiamo parlando di uno stabilimento che funziona e non è assolutamente in perdita – hanno detto i sindacalisti – quindi non c’è alcuna giustificazione a questa decisione, davvero pesantissima. Ci opporremo in tutti i modi, vogliamo interessare anche le istituzioni perché si scongiurino i licenziamenti immediati e si inizi un percorso di confronto con l’azienda”.
A quanto pare, dunque, un nuovo caso Unieuro, con decisioni prese dai vertici della multinazionale che penalizzano molto duramente la nostra provincia e i suoi lavoratori.

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