«Il suicidio medicalmente assistito: dignità e libertà di scegliersi la fine»

Alla Camera del lavoro dibattito sulla legge regionale passata a luglio. «Garantiti equità e trasparenza. Ecco i quattro requisiti necessari»

Elena Caminati
|3 ore fa
Da sinistra Paolo Trande, Raffaella Morsia, don Umberto Ferdenzi, Antonio Mosti
Da sinistra Paolo Trande, Raffaella Morsia, don Umberto Ferdenzi, Antonio Mosti
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Dignità che si traduce in libertà di scegliere come vivere o finire la propria vita. Libertà di autodeterminazione. In questo contesto, qual è la responsabilità delle istituzioni? Sinistra Italiana ha organizzato un incontro aperto al pubblico proprio sulla dignità del fine vita, alla luce della recente legge sul suicidio medicalmente assistito che la regione Emilia Romagna ha approvato lo scorso 23 luglio.
«La legge garantisce e disciplina procedure di equità, di trattamento e trasparenza per i cittadini e le cittadine; regolamenta l’accesso al suicidio medicalmente assistito per i pazienti con malattie irreversibili e sofferenze intollerabili» ha spiegato Paolo Trande, medico e consigliere regionale di Avs, primo firmatario della proposta di legge, passata con i voti della maggioranza e quelli contrari di FdI, Forza Italia, Rete civica e Lega.
Alla Camera del Lavoro ne ha parlato insieme a don Umberto Ferdenzi, assistente spirituale della Casa di Iris e Antonio Mosti, medico psicoterapeuta piacentino. A moderare l’incontro la segretaria generale regionale della Flc Cgil Raffaella Morsia.
«Dignità significa essere liberi di scegliere come finire di vivere la propria vita», ha ricordato Morsia nell’introduzione.