Allarme nelle case protette: quasi 30 decessi in due strutture. Vittorio Emanuele: "Servono 60 posti letto per bloccare il contagio"
Redazione Online
|5 anni fa

La partita dei contagi ora si gioca nelle case protette del territorio e il risultato potrebbe essere catastrofico. Gli anziani rappresentano la categoria più debole e colpita dal Coronavirus. A Castell’Arquato è bufera per i decessi registrati all’interno della Casa residenza anziani “Vassalli Remondini”. Sono arrivati a 12 (su 80 ospiti) e le polemiche non si fermano. Proges, il gestore della Cra arquatese, ha già respinto le critiche ricevute per la presunta superficiale gestione dell’emergenza sanitaria. Proges ha anche dichiarato, a sua discolpa, di aver assunto nuovo personale e di aver investito circa 300mila euro nell’emergenza. Il sindacato Usb ha però presentato un esposto alla Procura della Repubblica per inadempienze del gestore nelle dotazioni di sicurezza e dei dispositivi di protezione previsti contro il rischio di contagio del Coronavirus. Sarà la magistratura a fare chiarezza intanto Emilio Castellana, presidente dell’Ipab Cra “Vassalli Remondini”, spiega che “i decessi aumentano e i campioni effettuati su pazienti con febbre hanno rivelato altri casi di positività al Covid 19, confermando il rischio del diffondersi dell’epidemia che ha investito anche il personale addetto, operatori sanitari e infermiere. Ad oggi risulta assente per malattia da un mese circa un terzo del personale”.
C’è allarme anche nella casa residenza per anziani non autosufficienti “Vittorio Emanuele II” di via Campagna, a Piacenza, dove si sono registrati quindici decessi a marzo per sospetto Covid a cui si aggiungono 12 morti per altre ragioni. Il presidente Eugenio Caperchione pensa a come si possa interrompere la catena del contagio, portando fuori dalla casa di riposo tra i 40 e gli 80 ospiti. Ci sono anche molti contagiati e tutte le famiglie sono state informate. “Siamo al 20-25 per cento degli ospiti contagiati – spiega il presidente – molti sono sotto il livello di preoccupazione alta, hanno qualche sintomo. Qualcuno è stato fortunato, c’è chi è guarito. I malati sono stati isolati ma certo gli operatori sociosanitari per muovere il paziente devono essere ancor più protetti con tutti i dispositivi rafforzati”. L’ideale sarebbe un isolamento vero e totale in camere singole, sia per chi non ha problemi sia per chi li ha. “Abbiamo 103 stanze per 193 ospiti. Se ho due persone in stanza e qualcuno è un caso sospetto, chi non ha nulla potenzialmente potrebbe essere in incubazione, vogliamo cercare di capire come bloccare la catena del contagio. La nostra proposta è cercare di recuperare ogni spazio in strutture disponibili, una caserma, un seminario, una scuola, un albergo”.

Gli articoli più letti della settimana
1.
Raccolta rifiuti, la differenziata torna nei cortili
2.
Dal cemento al legno, il tetto del Duomo alleggerito di 300 tonnellate
3.
Simone Cristicchi a sorpresa a Quarto di Gossolengo: «Cerca oggetti che raccontano sogni»
4.
Il Conservatorio accende la città: dal 2 marzo al via le Jam Sessions all'Irish Pub

