MMA, Piacenza entra nella gabbia
Dai successi di Sibilla Rufo all’oro di Ramy Marmash, il team guarda lontano: «In Italia il talento c’è, serve l’occasione giusta»
Redazione Online
|4 mesi fa

Sibilla Rufo, Andrea Milano e Ramy Marmash negli studi di Zona Sport
Ramy Marmash, il giovane atleta di MMA: «Ho gareggiato anche durante il Ramadan. Sveglia presto per mangiare, ma alla fine è andato tutto bene».
Negli studi di Telelibertà sono state protagoniste le arti marziali miste dell’Hibreed Grappling Piacenza. «La costanza è tutto, il resto viene da sé». È da qui che inizia la corsa del club piacentino, una realtà che sta trasformando le MMA in un laboratorio di talento e sacrificio, dove ogni allenamento è un round da vincere.
Le arti marziali miste, sempre più seguite dai giovani, fondono tecnica e strategia, colpi e lotta a terra. Un equilibrio sottile che il gruppo guidato da Andrea Milano ha imparato a dominare: «La stagione sta prendendo la sua dirittura d’arrivo: abbiamo fatto un bel lavoro e possiamo affrontare i prossimi impegni con la certezza di dare il meglio. Le MMA sono un regolamento, attingiamo da diverse discipline e creiamo le nostre tattiche».
Una palestra sempre più al femminile, capace di abbattere stereotipi e aprire nuove strade: «In televisione lo vediamo solo come uno sport dove si prendono a botte e sangue, ma è molto altro è uno sport per tutti e aperto a tutte le età. Le donne possono praticarlo senza problemi» dice il presidente Milano.
Infatti, tra i volti simbolo c’è Sibilla Rufo, già campionessa europea di Jiu Jitsu: «Ho cominciato quando ero piccola». Il suo è un percorso costruito più sulla disciplina che sui trofei: «Cerco la costanza negli allenamenti, non i risultati, preferisco la lotta a terra, dove ho il controllo». Una scelta tecnica ma anche mentale: «Sono molto calma, l’agitazione va messa da parte». E sul futuro rilancia: «Voglio sfruttare il poco tempo che mi rimane, tre o quattro anni, per tornare nell’agonismo».
Il futuro passa anche dai giovani come Ramy Marmash 2007, oro nei 77 chili alla sua seconda gara: «Ho iniziato per difendermi, poi è diventato un percorso». Dietro la vittoria, lavoro quotidiano e spirito di squadra: «La costanza è tutto, tra compagni ci aiutiamo». Ragazzo diligente e determinato che non si è fatto demoralizzare nemmeno durante il Ramadan. In gabbia segue il piano: «Faccio quello che mi dice il coach», che conferma: «Sta migliorando molto, sono fiero di lui».
Il sogno resta grande ma lucido: «Voglio lavorare sul contatto». Perché nelle MMA, come nella vita, ogni passo è una conquista. E se il traguardo si chiama UFC, la strada è ancora lunga: «In Italia ci sono tanti atleti bravi - conclude Milano – forse manca la chiamata giusta al momento giusto». Intanto, a Piacenza, il match è appena cominciato.
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