Doppi scatti per vite intrecciate: “Una pietra, uno sguardo, una storia”
Redazione Online
|3 anni fa

Non sono semplici fotografie. Sono scatti affiancati che rappresentano doppie storie: quella di chi è stato deportato e non ha più fatto ritorno a casa, e quella di chi ha vissuto nel tempo seguente quella tragedia.
E’ la mostra fotografica dedicata alle pietre d’inciampo “Una pietra, uno sguardo, una storia” di Emanuele Ferrari e curata da Gabriele Dadati, allestita alla biblioteca Passerini Landi in occasione della Giornata della Memoria, e aperta fino a sabato 25 febbraio. Decine e decine di storie raccolte da Ferrari attraverso i famigliari discendenti delle persone deportate. Ognuna con una storia unica e drammatica.
L’importanza di fare memoria è scritta nel Talmud, uno dei testi sacri dell’ebraismo, che dice “Una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome”.
Da qui le pietre d’inciampo, un piccolo blocco di pietra ricoperto di ottone, posto davanti all’edificio in cui visse, o lavorò, uno dei milioni di deportati nei campi nazisti. Ne ricorda il nome, l’anno di nascita, il giorno dell’arresto, il luogo della deportazione e la data della morte.
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