Gioco d’azzardo: sette piacentini curati nella prima struttura ad hoc
Redazione Online
|12 anni fa

Pluto si trova a Reggio Emilia ed è la prima casa residenziale, in Emilia Romagna, specializzata nella cura della malattia del gioco d’azzardo patologico; la struttura, finanziata dalla casa di cura Papa Giovanni XXIII e dalla Regione, è stata inaugurata ufficialmente lo scorso luglio ma il progetto pilota era già stato avviato da oltre un anno e la casa, nel 2012, aveva accolto cinque piacentini.
I pazienti si erano sottoposti a un vero e proprio percorso riabilitativo, dalla durata di diverse settimane, lontani dalla famiglia, dal lavoro, ma soprattutto dalla tentazione di avvicinarsi a slot machine o centri scommesse.
“Solo lo scorso anno abbiamo registrato oltre 100 casi e nel 2013 il fenomeno è in aumento – ha raccontato il Dr. Maurizio Avanzi, responsabile del programma gioco d’azzardo patologico dell’USL di Piacenza – a luglio altri due piacentini sono entrati nel centro specializzato, che conta in tutto sei posti, e due persone, residenti nella nostra provincia, sono in attesa del loro turno”.
I ricoverati sono cinque uomini e due donne: “La malattia del gioco patologico è diffusa in egual misura in tutti e due i sessi – ha precisato il dr. Avanzi –; capita che le donne si dimostrino più reticenti nel mostrare questo problema e ad affrontarlo con degli specialisti”.
I pazienti si erano sottoposti a un vero e proprio percorso riabilitativo, dalla durata di diverse settimane, lontani dalla famiglia, dal lavoro, ma soprattutto dalla tentazione di avvicinarsi a slot machine o centri scommesse.
“Solo lo scorso anno abbiamo registrato oltre 100 casi e nel 2013 il fenomeno è in aumento – ha raccontato il Dr. Maurizio Avanzi, responsabile del programma gioco d’azzardo patologico dell’USL di Piacenza – a luglio altri due piacentini sono entrati nel centro specializzato, che conta in tutto sei posti, e due persone, residenti nella nostra provincia, sono in attesa del loro turno”.
I ricoverati sono cinque uomini e due donne: “La malattia del gioco patologico è diffusa in egual misura in tutti e due i sessi – ha precisato il dr. Avanzi –; capita che le donne si dimostrino più reticenti nel mostrare questo problema e ad affrontarlo con degli specialisti”.
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