Statuto Ricci Oddi, spinta verso la parità di genere all'interno del cda
Redazione Online
|4 anni fa

Bozza emendabile o statuto chiuso e finito? Il documento approvato a fine settembre dal consiglio di amministrazione della Galleria Ricci Oddi per traghettare l’ente morale verso la fondazione è sigillato o c’è spazio per il consiglio comunale di portare valutazioni e modifiche? Se lo chiede anzitutto Antonio Levoni, presidente della Commissione 4 in apertura di seduta.
Emerge, ad esempio, una svolta sostanziale che si vuol imprimere per superare la prevalenza della linea maschile nel Cda della Galleria per l’esponente della famiglia, come indica con scrupolo il donatore nello statuto originario e che la versione nuova (articolo 17) non altera affatto. Ma la bocciatura è netta e la svolta è perorata con forza in un’inedita chiave bipartisan dal Pd attraverso Stefano Cugini («scandaloso»), da Fratelli d’Italia grazie alla consigliera Gloria Zanardi («articolo inaccettabile»), da Luigi Rabuffi di Piacenza in Comune ( «siamo nel terzo millennio») e Massimo Trespidi (Liberi) fa notare che nel 2001 la giunta Guidotti provò a rivedere quel dettato eliminando la preferenza della primogenitura maschile “la Costituzione vieta discriminazioni”, si approvò in giunta ma non ci fu il tempo di andare in Consiglio.
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