Via Mascaretti: «Immobile acquisito dal Comune se non cessano le attività di culto»
La sindaca: «Ora abbiamo gli strumenti per risolvere concretamente una situazione che si trascina da oltre 14 anni. Il problema non è il tipo di culto ma l’abuso edilizio strutturale»
Redazione Online
|4 ore fa

Svolta concreta sull’immobile di via Mascaretti. Lo rende noto il Comune di Piacenza che ha emesso nella mattinata di venerdì 20 marzo una nuova ordinanza che interviene su una vicenda aperta da oltre quattordici anni: l’utilizzo di un immobile nato come laboratorio e magazzino e progressivamente trasformato in un luogo di culto, con una presenza organizzata e continuativa di persone. Una situazione più volte segnalata dai residenti e accertata anche sul piano amministrativo e giudiziario.
«Il provvedimento adottato oggi segna un cambio di passo netto - si legge nel comunicato di palazzo Mercanti -. Per la prima volta, infatti, la situazione viene qualificata come abuso edilizio strutturale e non più soltanto come uso non conforme. È un passaggio tecnico ma decisivo perché consente di attivare strumenti molto più incisivi, fino a prevedere, in caso di mancato rispetto dell’ordinanza, l’acquisizione dell’immobile al patrimonio pubblico. In altre parole: se entro 90 giorni non non verrà ripristinato lo stato legittimo dei luoghi, lo stabile diventerà automaticamente di proprietà del Comune senza alcun costo per l’ente».
Per arrivare a questo risultato è stato necessario un lavoro approfondito da parte degli uffici comunali. «Come sempre, per fare le cose bene è necessario prima studiarle al meglio – commenta la sindaca Katia Tarasconi – E in questa vicenda, che arriva da lontano e attraversa varie amministrazioni, ricostruire gli atti e tutti i passaggi è stato particolarmente complesso. Oggi siamo in grado di attivarci grazie al quadro normativo consolidato e grazie agli esiti del contenzioso. È su questa base che l’amministrazione ha costruito un provvedimento solido, efficace, con un’impostazione giuridica totalmente diversa».
La nuova ordinanza si basa infatti su una ricostruzione puntuale che evidenzia come il cambio di destinazione d’uso dell’immobile sia avvenuto senza il necessario titolo abilitativo, configurando così un abuso edilizio a tutti gli effetti. Da qui discende l’ordine di cessazione dell’utilizzo come luogo di culto e il ripristino dello stato legittimo dei luoghi entro tre mesi, con conseguenze automatiche in caso di inottemperanza.
L’immobile di via Mascaretti – che è di proprietà privata - nasce con una destinazione produttiva, ma già dal 2012 emergono utilizzi difformi, con attività di culto e una presenza significativa e organizzata di persone. Il Comune interviene più volte con diffide nel 2013 e nel 2015, seguite da ulteriori richiami nel 2016, fino all’ordinanza del 2018 che impone la cessazione dell’uso come luogo di culto.
A quella fase segue il contenzioso amministrativo, che si conclude con due pronunciamenti chiari: il TAR nel 2022 e, più recentemente, il Consiglio di Stato nel 2025 confermano la legittimità dell’azione del Comune, accertando in modo inequivocabile l’utilizzo continuativo dell’immobile come luogo di culto e la sua incompatibilità con la disciplina urbanistica vigente. Le sentenze ribadiscono inoltre un principio fondamentale: la libertà di culto è pienamente garantita, ma deve esercitarsi nel rispetto delle regole urbanistiche e delle condizioni di sicurezza.
«È proprio rispetto a questo percorso che emerge con chiarezza la differenza tra l’impostazione seguita in passato e quella adottata oggi - spiega l'amministrazione comunale -. I provvedimenti precedenti, e in particolare l’ordinanza del 2018, si fondavano infatti su un inquadramento legato all’assenza o all’inadeguatezza del titolo edilizio dichiarato, con conseguenze prevalentemente sanzionatorie e con un’efficacia limitata sul piano operativo. La nuova ordinanza, invece, introduce una qualificazione giuridica completamente diversa: non più una semplice irregolarità, ma un intervento realizzato in assenza di permesso di costruire. È un salto decisivo, perché consente di attivare strumenti molto più incisivi e con esiti automatici».
«Il problema non riguarda il culto islamico – sottolinea la sindaca – ma riguarda l’incompatibilità di quell’immobile con la sua trasformazione stabile in luogo di culto, qualsiasi esso sia».
Proprio alla luce di questo percorso, diventa ancora più evidente la portata del provvedimento adottato oggi. Dopo anni in cui il problema è stato progressivamente chiarito e confermato anche dai giudici, oggi il Comune dispone degli strumenti per affrontarlo in modo più efficace, con un percorso chiaro e definito, nel rispetto delle norme e nell’interesse della comunità.

