Caorso, il personale dell'ex centrale in "stato di agitazione"
Filctem-Cgil, Flaei-Cisl e Uiltec-Uil, insieme alle Rsu, chiedono equità tra lavoratori, regole per gli straordinari e più personale per la vigilanza del cantiere
Redazione Online
|2 ore fa

L'ex centrale nucleare di Caorso
Proclamato dai sindacati lo stato di agitazione del personale del sito di Caorso, dove Sogin gestisce lo smantellamento della ex centrale nucleare più grande d'Italia. Filctem-Cgil, Flaei-Cisl e Uiltec-Uil, insieme alle Rsu di stabilimento, hanno assunto la decisione al termine di un'assemblea tenuta ieri, dopo mesi di confronto che le organizzazioni giudicano insufficiente.
Quattro, viene spiegato in una nota congiunta, i nodi della mobilitazione: le differenze di inquadramento tra lavoratori con le stesse mansioni, il ricorso sistematico agli straordinari anche nei weekend "senza alcun accordo con le rappresentanze", la riduzione del presidio diretto di personale Sogin nella vigilanza sui cantieri e il blocco del dialogo industriale.
"La sicurezza non può essere gestita al ribasso - osservano le sigle sindacali - né affidata esclusivamente all'esterno. Chiediamo che almeno le attività strategiche di presidio e controllo restino interne a Sogin e rivendichiamo nuove assunzioni dedicate alla sicurezza". In un quadro di relazioni industriali, ritenute ormai "insufficienti e prive di reale efficacia", secondo i sindacati "serve un confronto vero con interlocutori aziendali che abbiano effettivo mandato decisionale. Da troppo tempo i tavoli si trascinano senza risposte concrete mentre il malessere dei lavoratori cresce".
Inoltre, viene evidenziato ancora, lo scenario che vede prossima la nomina del nuovo amministratore delegato non può diventare un pretesto per bloccare il confronto. "Il lavoro nel sito va avanti - viene argomentato - e i lavoratori di Caorso, storicamente tra i più performanti del gruppo Sogin, hanno bisogno di risposte e soluzioni immediate. È inaccettabile che l'azienda abbia di fatto congelato il dialogo da ormai sei mesi". Quindi Filctem, Flaei e Uiltec chiedono "una convocazione immediata da parte dell'azienda" non escludendo "in assenza di riscontri concreti e tempestivi" di ricorrere a "procedure di raffreddamento e nuove forme di mobilitazione"

