Un progetto dal basso per riaprire Villa Verdi: lo studio dell’ex guida

Mentre lo Stato tace, Greta Dalla Giovanna ha studiato per la sua tesi di laurea punti di forza e criticità della dimora in cui ha accolto turisti

Paola Brianti
Paola Brianti
|19 ore fa
Un progetto dal basso per riaprire Villa Verdi: lo studio dell’ex guida
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Da quando lo Stato ha fatto scattare l’esproprio su Villa Verdi a Sant’Agata, mettendo la parola fine a vent’anni di litigi familiari degni di un’opera tragica, la casa è chiusa: oggi sono 1.358 giorni. Nei megafoni della politica si strillano i milioni di euro pronti a essere sganciati dal ministero della Cultura, ma un piano chiaro, trasparente e concreto per far rinascere la casa del Cigno non si è ancora visto. I cancelli sono sbarrati dall’ottobre del 2022: da allora la casa del più grande compositore italiano è disabitata e il suo parco di sei ettari, un tempo capolavoro romantico, scivola in un abbandono che stringe il cuore.
Mentre la burocrazia se non dorme perlomeno sonnecchia, dal basso arriva un progetto che mette in luce i punti di forza e le criticità di Sant’Agata. E arriva da chi quel posto lo ha vissuto come guida museale: Greta Dalla Giovanna ha trasformato la sua tesi di laurea all’Università di Parma (“Villa Verdi 1912-2022: Storia di una casa museo nel contesto del suo rilancio”) in un vero e proprio piano d’attacco. Niente noiosa teoria accademica: ha studiato cosa fanno gli altri, intervistato chi in quelle stanze ci ha lavorato davvero, e ideato una serie di punti per trasformare la Villa in un centro culturale vivo e moderno, senza stravoglimenti o effetti speciali. Perché c’è già tutto. L’altra buona notizia è che le sue idee funzionano: sono le stesse che hanno già salvato e rilanciato decine di piccoli musei in giro per l’Italia.