Sarmato, al via il cantiere dell’impianto di biometano. «Energia rinnovabile per 3.500 famiglie»
Partiti i lavori dopo quasi due anni d’attesa. La società bolzanese assicura che il materiale proverrà da aziende locali
Cristian Brusamonti
|3 ore fa

Venti mesi dopo il via libera ufficiale degli enti e il rilascio dell’autorizzazione unica da parte di Arpae, sono iniziati ieri i lavori del nuovo impianto di biometano di Sarmato, fortemente osteggiato dalla popolazione locale: è iniziata così la fase di allestimento di cantiere dell’impianto Apis Pc1, che sarà in grado di produrre - da scarti vegetali agricoli e reflui zootecnici - fino a 500 metri cubi di gas metano all’ora, da immettere direttamente in rete. Secondo il cronoprogramma di massima della società proponente, il primo flusso di biometano sarà immesso entro l’inizio del 2028, dopo oltre un anno di lavori per la costruzione dell’impianto nei pressi dell’area ex Eridania di Sarmato.
Il cantiere è partito in questi giorni, come testimoniano le nuove recinzioni e la posa delle strutture preliminari. Ruspe ed escavatori sono arrivati nonostante sia ancora pendente un ricorso al Consiglio di Stato da parte del comitato RinnoviAmo Sarmato. Cosa che non impedisce in alcun modo la costruzione dell’impianto: una facoltà che il privato ha avuto fin dal novembre del 2024 e che non aveva mai sfruttato fino ad ora.
Dopo quasi due anni d’attesa la società locale Apis Pc1 - che fa capo alla bolzanese Vorn Bioenergy Italia - ha rotto gli indugi. Se le resistenze dei sarmatesi sono note, adesso è la stessa Vorn Bioenergy, in una nota, a spiegare i vantaggi dell’operazione. «Apis Pc1 produrrà 43mila Mwh all’anno di energia rinnovabile, sufficiente a coprire il fabbisogno termico annuo di circa 3.500 famiglie» chiarisce. «Attraverso il processo di digestione anaerobica, l’impianto trasforma in biometano i reflui zootecnici, i sottoprodotti agricoli e le materie prime rinnovabili conferite dalle aziende agricole locali». Ma quanto locali? A questo proposito, la società ribadisce, nero su bianco, che il materiale proverrà da aziende «poste prevalentemente in un raggio di 5-10 chilometri dall’impianto». Una precisazione non da poco perché, oltre al timore di odori molesti, il comitato RinnoviAmo Sarmato teme da sempre un aumento del traffico e dell’inquinamento proprio a causa della movimentazione del materiale da fuori provincia.
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