Un po' di tribunale a Bobbio: nasce il primo ufficio di prossimità
I servizi della giustizia vicini alla montagna. Il presidente del tribunale Fazio: "Estendere il progetto anche alle altre valli". Pasquali (Unione montana): "Qui ci sono 700 anziani che possono aver bisogno".
Redazione Online
|2 ore fa

È stato ufficialmente inaugurato a Bobbio il nuovo Ufficio di Prossimità, un presidio fondamentale pensato per avvicinare la giustizia e i servizi di tutela alle comunità locali, evitando ai cittadini del territorio – in particolare ai soggetti più fragili – lunghi spostamenti verso la città.
All’evento inaugurale hanno preso parte le principali autorità locali e giurisdizionali: il Presidente e i Sindaci dell’Unione Montana, il Presidente del Tribunale di Piacenza dott. Antonino Fazio, i Giudici Giorgia Demaldè e Ivan Borasi, la rappresentante della Regione Emilia-Romagna dott.ssa Elena Zammarchi e il Direttore del Distretto di Ponente dott. Stefano Nani.
Il Presidente Pasquali: «Un passo fondamentale per i nostri
anziani e per le persone fragili»
Nel suo discorso di apertura, il Presidente Pasquali ha espresso profonda soddisfazione per il traguardo raggiunto: «Ritengo molto importante questa inaugurazione perché oggi l'Unione Montana, e in particolare i servizi sociali, compiono un passo in più nella direzione dell'aiuto alle persone che abitano in montagna. Solo a Bobbio contiamo circa 700 anziani che necessitano di servizi territoriali che non li costringano a spostarsi verso il capoluogo per le proprie necessità. I servizi sociali hanno colto con prontezza questa occasione e noi ne siamo grati: ogni passo fatto per aprire servizi sul territorio significa costruire un sistema orientato all'aiuto, specialmente verso le persone più fragili».
Il Presidente del Tribunale Fazio: «Un punto di riferimento
umano prima che burocratico»
«I giudici tutelari macinano provvedimenti legati alla gestione della vita delle persone - ha aggiunto il Presidente del Tribunale di Piacenza, dott. Antonino Fazio -: attività che non si svolgono guardando ai numeri, ma al benessere dei cittadini, e che richiedono tempo, informazioni e studio perché si tocca con mano il dolore delle persone più fragili. Si tratta di un bisogno destinato ad aumentare nei prossimi anni anche a causa delle tendenze demografiche. Trovare un punto di riferimento senza dover prendere la macchina e fare più di un'ora di viaggio, o doversi rivolgere a un professionista distante, crea quel senso di appartenenza di cui tutti abbiamo bisogno e che in un momento di difficoltà familiare può fare la differenza. Mi auguro che questo sia un progetto pilota capace di trovare condivisione e replicabilità anche in altri territori come la Val d'Arda, la Val Nure e la Val Tidone».
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