L’antica processione per benedire i campi:
«Un quadro vivente»

Emozione all’evento voluto dall’artista di Forno, Romano Bertuzzi, che ha richiamato un centinaio di persone fra i monti di Scabiazza

Patrizia Soffientini
Patrizia Soffientini
|2 ore fa
Uno scorcio della processione che ha toccato alcuni punti della costa di Scabiazza - foto Bellardo
Uno scorcio della processione che ha toccato alcuni punti della costa di Scabiazza - foto Bellardo
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Terra e cielo, legandosi fra loro, permettono di riscoprire il senso del sacro. Questo il significato profondo dato alla benedizione dei campi di domenica, fra i monti di Scabiazza. E il sacro è nella bellezza delle distese coltivate e verdissime di maggio, che si vogliono proteggere, nei bambini che raccolgono fiori e li lanciano lungo la via della processione. Anche il baldacchino damascato portato dagli alpini conferisce una solennità mai più vista da decenni. Un tempo la parola per definire questo evento, inframmezzato da litanie, era “rogazione”, vale a dire invocazione al divino.
E’ un artista, Romano Bertuzzi, ad aver risvegliato l’antico rito che si è tenuto nella frazione di Coli, guidato da don Francesco Gandolfi. L’operazione ha una natura religiosa e antropologica insieme e fa parte del progetto “I giorni di un anno”, (sostenuto dalla Fondazione Enrica Prati - Donatella Ronconi), questo è il terzo dei giorni, stavolta calato in Appennino. Il prossimo sarà il 20 giugno a Forno di Coli con un ballo popolare e la musica di Gabriele Dametti che suona piffero e fisarmonica.