Travo: il castrum di Minerva 
fra storia, miti 
e leggende

Archistorica riprende le sue camminate con una visita alla riscoperta del borgo dall’Età Neolitica al Medioevo

Redazione Online
|1 ora fa
Veduta della chiesetta di S. Maria di Travo, sorta secondo la tradizione sul sito del tempio di Minerva Medica
Veduta della chiesetta di S. Maria di Travo, sorta secondo la tradizione sul sito del tempio di Minerva Medica
1 MIN DI LETTURA
di Manrico Bissi
«Caverzago di Travo è l’antico “Cabardiacum”, celebre nella storia romana, di cui si fa menzione nella tavola di Traiano, dove dai Romani si venerava Minerva Cabardiaca Medica e Memore, al cui tempio si trasferivano gli ammalati da ogni parte dell’Impero Romano per ottenere la salute. (...) Mezzo miglio da Travo verso il nord (...) vi è un oratorio (...). Nell’interno vi sono tre iscrizioni votive romane dedicate a Minerva suddetta di Caverzago (…). Nel lato esteriore dell’oratorio vi è un cippo sepolcrale con due teste sculte (…). Non è più possibile leggerne l’iscrizione, essendo stata colpita dalle pietre dei fanciulli, che credono queste due teste siano di diavoli. Sull’angolo poi della casa del capitano Antonio Anguissola vi è pure un’altra iscrizione votiva in caratteri romani» (A. Boccia, “Viaggio ai monti di Piacenza”, pagg.137-141, anno 1805).
È con queste parole che il capitano napoleonico Antonio Boccia descrisse, nel suo “Viaggio ai monti di Piacenza”, le località di Caverzago e Travo citandone le antiche vestigia archeologiche legate al culto di Minerva Medica. Come indicato dal resoconto dell’ufficiale, ancora nei primi anni dell’Ottocento molte delle epigrafi dedicate alla dea si trovavano reimpiegate negli edifici medievali di Travo. In specifico, il Boccia rilevò la maggior concentrazione dei reperti nei muri dell’oratorio di S. Maria, fondato poco a nord del borgo, in epoca tardo-antica o alto-medievale con originaria dedica a S. Andrea: proprio l’antichità della chiesetta, così come la sua elevata densità di iscrizioni romane, indussero gli eruditi ottocenteschi alla convinzione che il sacello cristiano fosse sorto sulle rovine dell’antico tempio di Minerva. Più recentemente, gli studiosi tendono invece a localizzare il santuario pagano a sud di Travo, tra la piana di Dorba e il sito di Caverzago, dove ancora nel secolo XII era in funzione un hospitale per pellegrini e viandanti, forse lontanamente disceso dall’antica vocazione salutifera e spirituale del luogo. Il mistero archeologico resta ancora oggi insoluto; le antiche pietre e le iscrizioni romane, ammirate dal Boccia nel 1805, sono invece visibili nei musei di Palazzo Farnese e del Castello di Travo.