Legatura dei tappi, "Antica tradizione che unisce"

A "L'arte del fare" il racconto di un percorso che intreccia la valorizzazione di una lunga tradizione vitivinicola con nuove opportunità di crescita

Redazione Online
|2 ore fa
Legatura dei tappi, "Antica tradizione che unisce"
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«Qui non ho trovato solo un lavoro, ma anche l’opportunità di crescere e di incontrare persone, colleghi con cui passare del tempo, anche ascoltando buona musica mentre portiamo avanti un’antica tradizione». Andrea Cardinali, del team degli Spagatori de Il Poggiarello, racconta così il valore di un’esperienza che va ben oltre il gesto di legare a mano i tappi delle bottiglie di vino. È da qui, all’interno dello stabilimento di Cantine 4 Valli, che è partita la quarta puntata de “L’Arte del Fare”, il programma di Telelibertà realizzato in collaborazione con l’associazione Libera Artigiani, per un viaggio tra inclusione, manualità e viticoltura.
Una puntata andata in onda proprio mentre Cantine 4 Valli celebra l’ingresso in qualità di nuovi soci di maggioranza di Bobby Addis e Francesca Carini. Entrambi con esperienze professionali maturate in contesti internazionali, pronti ad apportare nel gruppo nuove competenze e prospettive, in un percorso che intreccia la valorizzazione di una lunga tradizione vitivinicola con nuove opportunità di crescita.
Tornando allo stabilimento di Montale, gli spagatori sono otto, uomini e donne che hanno trovato in un mestiere antico un’occasione concreta di autonomia e socialità. Il progetto nasce infatti per favorire l’inserimento lavorativo di persone con disagio psichico.
Il lavoro è specializzato, retribuito e richiede precisione. In quattro ore si possono legare anche oltre 1.400 bottiglie di Ortrugo e Gutturnio frizzante. «La chiusura con lo spago è un metodo utilizzato dai nostri vecchi per accompagnare la seconda fermentazione - spiega il direttore commerciale Massimo Perini -. Non è soltanto una questione estetica: se la legatura è fatta male, il tappo può scappare e il lavoro di mesi rischia di essere compromesso». Una tradizione tramandata di generazione in generazione, che oggi diventa anche strumento di inclusione.
A cimentarsi nell’impresa della legatura, sotto la guida di Andrea, è stato proprio il conduttore Marco Vincenti. Con risultati, naturalmente, tutti da verificare. «Per me è una delle occasioni più importanti della vita», racconta Andrea, che in questo lavoro ha trovato non soltanto un’occupazione, ma anche un ambiente in cui condividere esperienze e costruire relazioni. Per un giorno, però, la sua produttività ha dovuto fare i conti con la maldestra curiosità del conduttore, impegnato a imparare i segreti del mestiere.
Dalle mani si passa poi alla terra. Il viaggio è proseguito tra le colline e i vigneti della Val Trebbia, dove i vini del Poggiarello prendono forma grazie a un equilibrio particolare tra clima, suolo e intervento umano. L’aria che arriva dalla Liguria, le temperature della valle, l’argilla e i minerali del territorio contribuiscono a definire le caratteristiche delle uve.
«Quando l’uomo si mette davanti alla pianta per potarla, decide quale sarà il suo futuro e come crescerà», spiega l’enologo Paolo Perini. Ogni varietà è una sfida, ogni scelta richiede impegno e conoscenza. Ma il risultato ripaga della fatica. «Le professioni legate alla natura, quando ti prendono, non ti lasciano più».
La puntata, per chi se la fosse persa, è disponibile on demand su Teleliberta.tv, insieme agli altri episodi già andati in onda della prima e della seconda stagione de “L’Arte del Fare”, con la regia di Gianfranco Di Silvestro, la collaborazione di Davide Franchini e il montaggio a cura di Sara Groppi.