Notti tropicali in montagna “nuova normalità” ma non a Selva
A Teruzzi superati i record. Le anomalie dell’estate 2026 hanno interessato soprattutto i rilievi. Pavan (Arpae): «Negli ultimi anni veloce aumento delle temperature»
Nicoletta Marenghi
|8 ore fa

Un’immagine dall’alto di Selva di Ferriere
nicoletta.marenghi@liberta,it
l Quelle notti in cui si fa fatica a prendere sonno a causa del caldo e impediscono di recuperare energie vengono definite notti tropicali: la temperatura non scende sotto i 20 gradi anche se il sole è sceso da ore e fa buio. Il fenomeno non riguarda più soltanto la pianura, ma interessa anche i rilievi, dove le notti tropicali rappresentano un indicatore significativo dei cambiamenti climatici. I dati dell’estate 2026 forniti da Arpae (Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell’Emilia Romagna) mostrano però differenze anche tra località situate a quote simili. A Teruzzi di Morfasso, 1.077 metri di altitudine dove la stazione è esposta a sud, le notti tropicali sono state 21, superando il record di 16 registrato nel 2015 e le 13 del 2003. L’estate appena trascorsa ha fatto segnare anche nuovi valori record delle temperature minime e massime: rispettivamente 17,53 gradi contro i 17,40 del 2003 e 24,98 gradi rispetto ai 24,05 dello stesso anno. Poco più in alto, a Selva di Ferriere, a 1.109 metri sul livello del mare, con stazione esposta a est, non si sono invece registrate notti tropicali, mentre nel 2017 erano state tre. «In questa stazione, collocata sul versante nord-est di una valle chiusa a sud, le temperature non hanno registrato nuovi record - spiega Valentina Pavan, responsabile tecnica dell’Osservatorio clima di Arpae -. Sembra quindi evidente che, sicuramente in pianura, nei fondovalle e nelle stazioni più esposte ai venti da sud, le anomalie termiche siano state più intense che in altri anni, ma non è stato così dappertutto e la quota non è l’unica componente da considerare. Sicuramente in un anno come questo, con venti caldi da sud, le località più aperte al vento e più esposte hanno rilevato anomalie più forti. Ma non tutti gli anni caldi sono uguali». Il fenomeno emerge anche dai dati di altre stazioni. Ad Albareto di Ziano, intorno ai 270 metri di quota, le notti tropicali sono state 56, contro le 48 dell’anno precedente. A Bobbio, situata alla stessa altitudine di Albareto, sono state 37, mentre il precedente record, registrato nel 2003, era di 21. «È stata un’estate eccezionale dal punto di vista termico - dice Pavan -.A livello regionale è paragonabile a quella del 2003, che però fu un’eccezione molto evidente rispetto alle stagioni precedenti e successive. Oggi, invece, il trend climatico ha fatto aumentare i valori medi: le ultime estati sono state solo un po’ meno calde dell’ultima. Le temperature stanno crescendo a una velocità molto alta, soprattutto negli ultimi anni».
Giornate oltre i 35 gradi
Le temperature massime mostrano quanto siano cambiate anche le giornate estive. Tra il 1960 e il 1990, nella pianura emiliana, superare i 35 gradi era un evento molto raro. Oggi, invece, accade praticamente ogni anno e sempre più spesso. A Piacenza, nell’estate 2026, si sono registrati 32 giorni con temperature massime superiori ai 35 gradi, quasi il doppio rispetto al precedente record di 17 giorni, stabilito nel 2022. Anche ad Albareto di Ziano il dato è eccezionale: 21 giornate oltre questa soglia, contro le sette del precedente record. Il caldo intenso non si è limitato ai mesi centrali dell’estate. Anche settembre ha fatto registrare valori eccezionali: per l’Emilia Romagna è stato il terzo settembre più caldo mai registrato. A questo si è aggiunta la scarsità delle precipitazioni, che sono state circa il 50 per cento inferiori rispetto a quelle attese. Un andamento che conferma una delle caratteristiche più preoccupanti del cambiamento climatico: l’alternanza tra periodi molto caldi e siccitosi e precipitazioni intense. «È proprio quello che ci aspettiamo in un clima che si sta riscaldando. Aumentando la temperatura cresce anche l’energia disponibile nel sistema e, con un’atmosfera più umida, aumenta la quantità di acqua precipitabile – prosegue Pavan -. Questo può amplificare il ciclo dell’acqua: da una parte periodi di siccità più pronunciati, dall’altra precipitazioni molto abbondanti, anche estreme». In vista di questa «nuova normalità», in molti stanno valutando l’acquisto di una casa in quota o l’affitto di un appartamento e chi vive lì si sta attrezzando per montare i condizionatori ad altitudini dove fino a pochi anni fa era impensabile. Nel frattempo, il cambio di armadio può attendere: secondo gli esperti, l’autunno si preannuncia mite.
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