Volevano ballare e sono morti, uccisi a Vezimo. Un museo diffuso li ricorda

Inaugurate ufficialmente le otto “stazioni” dedicate alle vittime della strage del 1944. Malacalza: «La forza ce l’hanno data loro»

Elisa Malacalza
Elisa Malacalza
|3 ore fa
Volevano ballare e sono morti, uccisi a Vezimo. Un museo diffuso li ricorda
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Piove, c’è un muro d’acqua. Ma uno ad uno entrano in tanti, in chiesa, a Vezimo, in silenzio. Per raccontare i trentadue giovani che quella notte persero la vita a Vezimo - un’intera generazione cancellata - Alice Lombardelli ha voluto nell’anniversario le voci di chi oggi ha quasi la loro stessa età. Bryan, Chiara, Jonathan e Mattia, che hanno dai sette anni in su, hanno raccontato in chiesa le schegge nella carne, le bombe, l’orrore, e le ferite indicibili, tramandate nelle generazioni, da quel 21 agosto 1944.
Lo hanno fatto per presentare un progetto che dopo due anni non semplici di “laboratorio Vezimo” è diventato realtà: otto pannelli, un museo diffuso, la voglia di costruire così un turismo delle radici, rispettoso di un dolore che non ha fine e che parla anche delle guerre di oggi, purtroppo. «E non sappiamo neppure noi come sia stato possibile arrivare qui, con le nostre poche forze, ma sappiamo che in tanti si sono uniti a noi, raccontando pezzi di Vezimo vivi, non morti in quella notte. Forse ci hanno dato davvero un aiuto Ada, Albina, Antonio, Bruno Carlo, Enrico e tutti gli altri morti, in questo mondo intatto, che nessuno ha mai raccontato», spiega Elisa Malacalza, giornalista di Libertà.
Ha scelto di destinare la parte del diritto d’autore del suo libro Volevamo solo Ballare, edito da Officine Gutenberg e scritto con Alice Lombardelli e con Marco Ridella (entrambi familiari di vittime e feriti) alle installazioni e alla mappa di ricordi nel paese.