La moglie dell'anziano segregato a Roncaglia: "Non è vero che lo picchiavamo"
Redazione Online
|1 anno fa

“Mio marito era felice di stare con noi e diceva sempre che quando sarebbe morto voleva essere sepolto in Bulgaria”.
Sono le parole della moglie del settantatreenne lodigiano che sarebbe caduto in balia di quest’ultima, del figliastro e della suocera nella sua casa di Roncaglia, finendo per rimanere segregato nella rimessa sotto casa. Così l’ipotesi accusatoria. L’uomo era stato liberato dalla polizia il 9 febbraio del 2023.
La moglie, che ha testimoniato ieri in tribunale insieme al figlio e alla suocera della presunta vittima, deve rispondere delle accuse di maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona. L’imputata ha risposto punto per punto alle domande della giudice, dell’avvocato di parte civile e della pm per circa un’ora, raccontando la sua verità e dichiarandosi “completamente innocente”.
“Non ho mai picchiato mio marito – ha spiegato – non l’ho picchiato nelle docce, in nessun altro luogo di casa. L’avvocata che difende la donna ha poi mostrato alla giudice la ciotola in cui, secondo l’accusa, la donna avrebbe costretto il marito a mangiare:
“È una zuppiera in cui anche noi mangiavamo” ha quindi spiegato l’imputata.
Il processo è stato rinviato a marzo per consentire la testimonianza della suocera.
“Non ho mai picchiato mio marito – ha spiegato – non l’ho picchiato nelle docce, in nessun altro luogo di casa. L’avvocata che difende la donna ha poi mostrato alla giudice la ciotola in cui, secondo l’accusa, la donna avrebbe costretto il marito a mangiare:
“È una zuppiera in cui anche noi mangiavamo” ha quindi spiegato l’imputata.
Il processo è stato rinviato a marzo per consentire la testimonianza della suocera.
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