Ex hotel di Groppallo, i proprietari: "Insultati e minacciati"

La struttura è candidata ad accogliere 40 profughi. "Nessun accordo certo sui migranti, contro di noi accuse infondate"

Nadia Plucani
|2 ore fa
La struttura che potrebbe ospitare i profughi- © Libertà/Nadia Plucani
La struttura che potrebbe ospitare i profughi- © Libertà/Nadia Plucani
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«Non c’è ancora nulla di concreto sulla vendita del nostro immobile e siamo intimoriti dal clima che si sta creando attorno a questa situazione». Parlano i proprietari dell’ex albergo e dancing Smeraldo di Groppallo, che finora avevano preferito non rilasciare dichiarazioni in merito all’ipotetica apertura di un centro di accoglienza straordinaria a Groppallo proprio nel loro immobile che per decenni ha ospitato villeggianti, turisti, appassionati del ballo. La raccolta firme attivata nei giorni scorsi a Groppallo è stata affiancata da una petizione sul portale Change.org che si sta diffondendo velocemente, anche sui social dove raccoglie adesioni e commenti. Circa un migliaio le adesioni. Commenti non tutti propositivi, ma addirittura contro i proprietari dell'ex albergo e che per questo hanno deciso di parlare con Libertà.
«Abbiamo letto sui social dei commenti che suonano come delle minacce», informano i fratelli. «Qualcuno ha fatto minacce contro di noi e contro la struttura, parole molto pesanti che ci fanno stare male, che non ci fanno stare tranquilli, soprattutto per il fatto che non c’è ancora nulla di concreto e non ci sono notizie certe sull’arrivo di rifugiati. Abbiamo allertato le forze dell’ordine per essere più tranquilli. Sui social abbiamo letto anche commenti di qualcuno che dice che arriveranno 40 uomini: come fanno a saperlo? Non c’è alcun fondamento. Noi abbiamo messo in vendita la struttura tramite un’agenzia immobiliare, ma non c’è stata ancora la vendita, che potrebbe avvenire o potrebbe non avvenire. Non vediamo motivazioni valide per attaccarci in questo modo. Ci fa stare male anche l’astio che vediamo nei nostri confronti da parte di alcune persone del paese. Ci dispiace che si sia creato questo clima».