Neonato morto, c'è una pista: la donna aiutata a partorire
Bocche cucite tra gli investigatori ma prevale questa convinzione. Aperto un fascicolo: per le ipotesi di reato si attende l’autopsia
Ermanno Mariani
|6 mesi fa

La donna che ha partorito un feto di circa 30 settimane, o che forse avrebbe abortito, è stata con ogni probabilità aiutata da qualcuno. Sarebbe questa una delle poche certezze su cui stanno lavorando gli investigatori dell’Arma dei carabinieri, in merito al caso del feto trovato in un cestino della spazzatura da un’addetta alle pulizie del Pronto soccorso di Piacenza. Le indagini sono state aperte con un fascicolo d’inchiesta, un atto dovuto, sul quale verrà successivamente formulata un’ipotesi di accusa precisa che al momento non c’è ancora. Si attende l’esito dell’autopsia, prevista nei prossimi giorni all’istituto di Medicina legale di Pavia, per stabilire come procedere in tal senso. Se si sia trattato di un parto prematuro e il bambino era vivo al momento della nascita, le ipotesi di reato potrebbero essere molto gravi, e spaziare dall’omicidio colposo all’omicidio con dolo, all’infanticidio o all’occultamento di cadavere. Se invece il neonato era già privo di vita, l’ipotesi di reato potrebbe essere meno grave, come il procurato aborto. Al momento è possibile solo formulare ipotesi. Solo l’esame autoptico potrà determinare con certezza le cause del decesso e la magistratura formulare quindi le sue ipotesi accusatorie.
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