Paola, suicida dopo la bocciatura al tirocinio: il giudice archivia tutto

La giovane studentessa di Cadeo si era gettata dalla Pietra di Bismantova nel 2022, a 21 anni. Per il tribunale il clima era severo ma non tale da sostenere le accuse di abuso di mezzi di correzione e maltrattamenti. La famiglia Ballerini: "Vogliono silenziare Paola un'altra volta"

Elisa Malacalza
Elisa Malacalza
|2 ore fa
Paola Ballerini era anche volontaria della Pubblica assistenza
Paola Ballerini era anche volontaria della Pubblica assistenza
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È un’ordinanza di quattordici pagine quella che mette un punto giudiziario a una vicenda dolorosissima, ricostruendo il difficile periodo trascorso da Paola Ballerini, studentessa di Cadeo, nel reparto di Pediatria dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia.
Il clima difficile e teso c’era, viene riconosciuto. I modi potevano essere molto severi, anche «inopportuni sotto il profilo umano, relazionale o organizzativo». E su Paola tutto questo ha avuto un peso, «generando disagio, sofferenza ed un profondo senso di inadeguatezza». Ma secondo il tribunale di Reggio Emilia non basta a sostenere le accuse di abuso di mezzi di correzione e maltrattamenti. 
Si chiude dunque con l’archiviazione l’inchiesta sulla morte della studentessa di infermieristica di Cadeo che il 10 maggio 2022, a 21 anni, si è tolta la vita lanciandosi dalla Pietra di Bismantova, nel Reggiano. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Reggio Emilia Francesco Panchieri ha accolto la richiesta della procura e disposto l’archiviazione del procedimento nei confronti dei due infermieri e della caposala finiti sotto indagine.
Una decisione arrivata dopo l’opposizione dei genitori di Paola, Francesco Ballerini ed Enrica Bazzini, alla richiesta di archiviazione che era stata avanzata a settembre dal pubblico ministero Francesco Rivabella Francia. Per la famiglia Ballerini, rappresentata dall’avvocata Elena Vincini, l’archiviazione è l’ennesima offesa a Paola, descritta nell’ordinanza del 29 ottobre come «influenzata dalla sua personale sensibilità e dal peculiare momento di fragilità che stava attraversando». «La verità è che hanno silenziato la voce di mia figlia», ripete la mamma. «Com’è possibile? Nessuno ha ascoltato gli audio di Paola registrati sul suo telefono? Nessuno ha ascoltato i testimoni di cui abbiamo fornito i contatti? Sono tutti inutili? Mi chiedo come possa esserci giustizia se non vengono fatte le indagini».
Sono stati quattro anni di dolore: «Un dolore assoluto, legato anche al fatto che mia figlia è stata denigrata. Hanno detto che Paola era debole per il suo vissuto, ma quale vissuto? Aveva un sogno, diventare infermiera, faceva la volontaria per la Pubblica assistenza, aveva amiche, passioni, interessi, come tanti ragazzi della sua età. Studiava tanto. Ma come si permettono di dire che mia figlia avesse problemi? Mia figlia non era né pazza né depressa, e le testimonianze che abbiamo raccolto lo confermano».
Cosa vuol dire vivere senza Paola e sentirsi senza giustizia? «Qual è la domanda di riserva?», domanda a sua volta Enrica con la voce che si spezza. «Io non so quale sia il primo pensiero degli altri, ma immagino siano i figli, il lavoro, un impegno. Penso che tutti abbiano un sacco di pensieri durante il giorno. Per me e mio marito ce n’è uno solo, da quattro anni, dal momento in cui apriamo gli occhi all’istante in cui li chiudiamo. Si respira, ma non c’è nient’altro. Non abbiamo programmi, non abbiamo futuro. Vogliamo solo proteggere Paola, almeno nel ricordo». La richiesta di archiviazione, per la famiglia Ballerini, non è una fine: «Assolutamente no».