Patelli rompe con il Pd e si sfila: «Sul vice richieste inaccettabili»

Voto in Provincia, la presidente scrive al segretario dem Gobbi: «Mi viene imposto uno di sinistra. Ma io voglio essere coerente»

Elisa Malacalza
Elisa Malacalza
|3 ore fa
Patelli rompe con il Pd e si sfila: «Sul vice richieste inaccettabili»
1 MIN DI LETTURA
«Ancora prima di ottenere il risultato, non scontato, della riconferma, oggi per poter proseguire il mio percorso alla guida della Provincia mi vengono poste esplicite condizioni sulla vicepresidenza in capo al centrosinistra. Anche nel caso di un consiglio provinciale con cinque esponenti vicini al centrosinistra e cinque vicini al centrodestra».
Se quattro anni fa Monica Patelli, al tempo neoeletta sindaca di Borgonovo vicina al centrosinistra ma senza tessera Pd, si era trovata a camminare sui carboni ardenti, guidando a sorpresa un consiglio provinciale a maggioranza di centrodestra (e due anni fa un altro altrettanto delicato, spaccato esattamente in due), oggi per ricandidarsi si sente strattonata da condizioni laconiche che non sente sue: sono quelle emerse dal confronto con il Pd.
Patelli lo dice senza troppi giri di parole in una lettera inviata al segretario provinciale dei dem Massimiliano Gobbi e, per conoscenza, ai sindaci e ai consiglieri dell’area di centrosinistra, in vista delle elezioni in Provincia del 29 novembre.
Fino a poche ore fa, la sua ricandidatura sembrava scontata, anche se mal digerita non dal centrodestra quanto da parte del Pd, che l’aveva già in passato accusata di essere “poco” di sinistra. Al punto da chiederle, nei giorni scorsi, uno scatto, a partire dalla scelta strategica del futuro vicepresidente: ruolo fino ad oggi affidato a Franco Albertini, sindaco di Alta Val Tidone, esponente - convintissimo - di Fratelli d’Italia.
L’aut-aut dei dem ha fatto ora saltare il banco nella sede del partito di via Roma, a soli due giorni di distanza dall’ultimo consiglio provinciale terminato con foto di gruppo, strette di mano bipartisan e ringraziamenti a Patelli per l’equilibrio politico garantito.