Le note della famiglia Bach ammaliano il castello di Agazzano
Il debutto della rassegna musicale targata Casa Paveri: il clavicembalo di Claudio Astronio accompagna il pubblico in un viaggio tra padre e figli

Marcello Tassi
|3 ore fa

La brezza della sera che filtra dalle feritoie della rocca, il volo delle rondini sopra il cortile mentre le ultime luci del giorno cedono il passo alla notte. Poi il silenzio, rotto soltanto dal suono del clavicembalo e dalle dita di Claudio Astronio che scorrono veloci, riportando il pubblico indietro di tre secoli. È iniziata così, davanti a una settantina di spettatori che hanno riempito il cortile della Rocca di Agazzano, la rassegna dedicata alla musica antica promossa dall'associazione Casa Paveri, primo appuntamento - andato in scena giovedì - di un doppio percorso musicale tra i castelli della Val Luretta.
"Johann Sebastian Bach e i suoi figli" non è stato soltanto un concerto, ma un viaggio attraverso un secolo di storia della musica. Astronio, clavicembalista, organista e direttore d'orchestra di fama internazionale, ha costruito un programma capace di accompagnare gli ascoltatori dalle architetture rigorose del padre fino ai linguaggi sorprendentemente diversi dei suoi figli Wilhelm Friedemann, Carl Philipp Emanuel e Johann Christian.
«Quando guardiamo la storia ci sembra tutto schiacciato nello stesso periodo - ha spiegato al termine della serata -. In realtà Bach e i suoi figli rappresentano quattro mondi completamente differenti, racchiusi nell'arco di appena cinquant'anni. Per rendere l'idea è come mettere a confronto il rock degli anni Sessanta con quello degli anni Duemiladieci». Un'evoluzione che il pubblico ha potuto percepire brano dopo brano, tra cambi di stile, colori ed emozioni sempre nuove. La scelta del repertorio è stata tutt'altro che casuale. «Ho cercato di accostare pagine molto contrastanti tra loro, perché il contrasto era uno degli elementi più importanti della musica di allora. Momenti di grande dolcezza si alternano ad altri più aspri, inquieti, quasi spigolosi. Volevo che ogni brano sorprendesse chi ascolta, rompendo continuamente le aspettative create da quello precedente». Una ricerca che ha restituito tutta la modernità di una musica ancora oggi capace di parlare con forza al pubblico contemporaneo.
Ad accogliere il concerto, una cornice che sembrava cucita apposta per questo repertorio. «Siamo molto contenti di aver portato la musica antica nei castelli della Val Luretta - commenta la presidente di Casa Paveri, Sara Motta -. Monumenti come questi non sono semplici contenitori intercambiabili per qualsiasi genere musicale: diventano luoghi nei quali questa musica ritrova il suo ambiente naturale. È qualcosa di antico e insieme di nuovo, ed è il percorso che vogliamo continuare a costruire».
La rassegna è poi proseguita ieri sera al castello di Lisignano con "Echi di devozione", concerto dedicato a Giovanni Legrenzi nel quattrocentesimo anniversario della nascita, ancora sotto la direzione di Claudio Astronio insieme all'ensemble Harmonices Mundi.

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