«Ho diretto ottomila gare e incontrato Fidel Castro»
Baseball - L'ex arbitro Bruno Frigeri premiato al De Benedetti
Leonardo Piriti
|2 ore fa

L'arbitro piacentino Bruno Frigeri (a sinistra) riceve una targa alla carriera (oltre 8 mila partite dirette) dal consigliere regionale Fibs, Mattia Forlani
Nel corso della cerimonia di premiazioni avvenuta in occasione del trofeo De Benedetti, una targa speciale è stata consegnata dal Piacenza Baseball a Bruno Frigeri, arbitro di origini parmensi ma piacentino d’adozione (vive nella nostra città dal 1974). Classe 1946, Frigeri ha arbitrato fino a due anni fa, raggiungendo l’invidiabile quota di ben ottomila partite dirette dalla Serie A a quelle minori, campionati giovanili compresi (oltre a qualche incontro internazionale).
«Non ho mai giocato a baseball, tuttavia è uno sport che mi ha affascinato – racconta – si da quando andai a vedere la mia partita di baseball a Parma. Dopo aver superato il corso a Tirrenia, iniziai ad arbitrare a livello giovanile: era il 1970. Un anno dopo avevo già diretto 101 gare. Purtroppo nel 1971 fui coinvolto in un brutto incidente stradale e per qualche mese fui costretto a sospendere l’attività ma poi tornai ad arbitrare con ancor più entusiasmo di prima».
Fino alla Serie A: «Staccavo dal lavoro in ufficio a San Donato Milanese, salivo in macchina e partivo alla volta di Anzio, Nettuno, Grosseto: se non ho percorso milioni di chilometri nel corso della mia carriera, ci manca davvero poco».
«Non ho mai giocato a baseball, tuttavia è uno sport che mi ha affascinato – racconta – si da quando andai a vedere la mia partita di baseball a Parma. Dopo aver superato il corso a Tirrenia, iniziai ad arbitrare a livello giovanile: era il 1970. Un anno dopo avevo già diretto 101 gare. Purtroppo nel 1971 fui coinvolto in un brutto incidente stradale e per qualche mese fui costretto a sospendere l’attività ma poi tornai ad arbitrare con ancor più entusiasmo di prima».
Fino alla Serie A: «Staccavo dal lavoro in ufficio a San Donato Milanese, salivo in macchina e partivo alla volta di Anzio, Nettuno, Grosseto: se non ho percorso milioni di chilometri nel corso della mia carriera, ci manca davvero poco».
Tra i tanti, un aneddoto particolare: «Era il 1984 e insieme ad altri 24 arbitri italiani volammo a Cuba per un corso di specializzazione d’alto livello per passare di grado, quello più alto: ricordo che mi classificai al sesto posto. Il corso durò venti giorni e alloggiavamo all’Hilton, l’albergo “requisito” agli americani dopo la vittoria della rivoluzione del 1959. La nostra federazione non aveva fatto espressa richiesta per allenarci sul campo a l’Avana e così fummo costretti a sobbarcarci un viaggio in pullman di sessanta chilometri per andare e altrettanti per tornare. Una sera ci venne a trovare in albergo Raul Castro, fratello del presidente Fidel che invece incontrammo due volte: alla Bodeguita del Medio, il più famoso ristorante della capitale, e poco prima di una partita di “cartello” in uno stadio che conteneva oltre 80 mila spettatori. In entrambe le occasioni ci venne a salutare: lo ricordo come una persona molto gentile».

