Piacenza cresce a scacchi: il gioco conquista i più giovani
A Piacenza gli scacchi tornano protagonisti tra i banchi di scuola: un gioco antico che oggi insegna pensiero, silenzio e relazioni

Marcello Tassi
|9 mesi fa

Alcune giovani piacentine impegnate ai Campionati italiani di scacchi
«Mi è caduta una scacchiera urtando l’armadio. Non sapevo nemmeno come si chiamavano i pezzi. Poi ho iniziato a capire… E ora non riesco più a smettere». Così Leonardo Arduini, 10 anni, racconta l’inizio inatteso della sua passione per gli scacchi. Da quel momento – un oggetto caduto per caso – si è aperto un mondo fatto di regole, silenzi e sfide.
È da lì che parte una storia più grande: a Piacenza, un vero movimento ha riportato in auge un gioco che è anche sport, cultura e scuola di vita. Diciotto studenti piacentini hanno partecipato ai Campionati Nazionali Studenteschi di Monte Silvano, dopo essere emersi nelle fasi regionali. Ma al di là dei risultati, a colpire è la forza trasformativa degli scacchi: ragazzi di tutte le età che imparano a pensare prima di agire, a perdere senza arrendersi, a vincere senza esaltarsi. E a stare insieme, lontano dagli schermi.
Il merito va a una rete di scuole, insegnanti e al Circolo Scacchi Club Piacenza, che ha saputo seminare entusiasmo. «Gli scacchi li fanno stare bene», dice il presidente Tencati. E i ragazzi confermano: «È un gioco solitario che ci unisce», dice Susanna. «Ci insegna a conoscere noi stessi, e anche gli altri». In un tempo veloce, loro scelgono il pensiero lento. E silenzioso. Quello che si sente solo tra una mossa e l’altraII
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