Poste, chiusura il 16 novembre: «Il servizio non ne risentirà»
Il trasferimento del centro recapito da Bobbio a Podenzano è ormai deciso. «Troppi pacchi. Investiremo nei trasporti e nella tecnologia»

Elisa Malacalza
|1 ora fa

Poste di Bobbio
Nulla da fare. Salvo ripensamenti in extremis, dal 16 novembre sarà trasferito a Podenzano il centro recapito di Bobbio, dove arriva cioè tutta la posta destinata all’Alta Valtrebbia, da consegnare poi nelle case anche di Zerba tramite i portalettere.
A nulla sembra valsa la protesta dei sindaci da Travo a Ottone, supportati pubblicamente anche dalle minoranze di Bobbio, né l’incontro avuto nei giorni scorsi con il presidente dell’Unione montana Roberto Pasquali, dove è emerso addirittura che la scelta di chiusura sarebbe nata da un algoritmo. Unica cosa ottenuta è che il centro recapito non chiuderà lunedì, come inizialmente previsto, ma tra due settimane, quindi a strettissimo giro. Altra novità: ci sarà un ulteriore incontro con i sindaci, il 12 novembre, ma a questo punto a decisioni già prese, e sulle quali i vertici di Poste non sembrano intenzionati a tornare indietro.
Nel frattempo, dopo giorni di prese di posizione bipartisan, arriva la nota di Poste, sicura che la rivoluzione non avrà impatto per i cittadini e i lavoratori: «Poste Italiane informa che la nuova organizzazione del settore delle consegne, in atto anche in provincia di Piacenza, non avrà ricadute sulla qualità del servizio», si legge infatti.
Nella nota non si parla di date, che quindi non trovano ancora riscontro ufficiale. Ma ci sono alcune rassicurazioni, ad esempio sul potenziamento dei mezzi a disposizione dei sei postini coinvolti, tutti residenti tra Bobbio e Travo, e chiamati a fare ora centoquaranta chilometri in più al giorno: «La nuova organizzazione delle aree di recapito prevede una nuova rete distributiva dedicata ai pacchi, con investimenti in mezzi di trasporto e nuova tecnologia», sono sicure le Poste, che ribadiscono come «la nuova organizzazione stia progressivamente interessando tutto il territorio nazionale». Le poste citano poi «un percorso condiviso» con le organizzazioni sindacali nazionali (ogni accordo nazionale andrebbe però calato sui territori, tenendo conto della montagna, sulla quale i sindacati locali già si sono espressi a tutela) e, aggiungono, «risponde alle mutate esigenze del mercato, caratterizzate dalla forte crescita dei volumi di pacchi per effetto degli acquisti online e dalla contrazione della corrispondenza ordinaria».
L’azienda ricorda, infine, che non è prevista la chiusura di nessuno dei 77 uffici postali della provincia. Viene da dire ci mancherebbe altro.
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