Da Italia Nostra no al parco eolico: montagna violata già con il cantiere

L'associazione interviene sul progetto previsto sul monte Crociglia. "Per trasportare le pale necessari sbancamenti, terrapieni e abbattimenti di alberi"

Redazione Online
|12 ore fa
La simulazione del posizionamento delle pale eoliche sul monte Crociglia
La simulazione del posizionamento delle pale eoliche sul monte Crociglia
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Italia Nostra Piacenza interviene ancora sul progetto eolico previsto sul monte Crociglia, nel comune di Ferriere, ribadendo le forti criticità ambientali e paesaggistiche già sollevate da cittadini e associazioni. L’installazione delle pale richiederebbe nuove e ampie strade di accesso, con sbancamenti, terrapieni e la distruzione di sentieri storici dell’alta Val Nure. Un impatto che, secondo l’associazione, comprometterebbe corsi d’acqua, prati, boschi e l’attrattività turistica di un’area da sempre vocata all’escursionismo.
"Un problema è la viabilità necessaria per installare le pale - viene osservato -: per trasportarle, è necessario costruire nuove strade che comporteranno terrapieni e sbancamenti. Questo distrugge o interrompe sentieri storici – e l’alta Valnure e i suoi crinali sono frequentati fin dalla preistoria –, muta i corsi d’acqua e lo scolo delle acque meteoriche, oltre a provocare ovviamente l’abbattimento di alberi e la distruzione di prati, con l’imbruttimento del paesaggio e quindi effetti negativi anche sul turismo, oltre che sull’allevamento. Pensiamo alle dimensioni delle strade necessarie per pale delle dimensioni di quelle previste sul Crociglia. Un’autostrada che attraversa una montagna è uno scempio, checché ne dica l’amministratore della ditta danese, che dice anche che “sul Crociglia c’è il vento giusto”. Sul Crociglia c’è anche il paesaggio “giusto” per gli escursionisti e per chi ama il nostro territorio, c’è anche lo scenario “giusto” della nostra montagna, e non va scempiato per gli interessi di un’azienda privata".
Preoccupano anche i costi e le responsabilità legate alla futura dismissione degli impianti: senza adeguate garanzie, il rischio è lasciare strutture abbandonate e ferri arrugginiti sulle montagne.
"Nel caso che le aziende non provvedano alla rimozione, magari perché fallite, chi si sobbarca queste spese, come pure quelle di smaltimento e di ripristino degli stati di fatto precedenti? - si domanda Pietro Chiappelloni, presidente di Italia Nostra Piacenza -. Le pale (come anche i pannelli fotovoltaici sui campi) rischiano di rimanere diventando enormi ferri arrugginiti e pericolosi. Non so se sia previsto un deposito vincolato a carico dei costruttori, spero di sì ma temo di no, e fermo restando che bisogna anche capire se l’importo eventualmente accantonato per lo smaltimento sarà ancora adeguato ed esistente tra tot anni".
Italia Nostra contesta inoltre l’idea che l’eolico sia l’unica risposta energetica, sostenendo che la priorità debba essere la riduzione degli sprechi e l’uso di soluzioni meno impattanti, come pannelli solari su capannoni e parcheggi.
“Il paesaggio è un bene comune e non può essere sacrificato agli interessi privati”, conclude l’associazione.