Salvo il trapianto di midollo, il rientro in extremis della piacentina da Dubai

Il marito Marcello Marchesini racconta i momenti più difficili. Dall'Australia il blocco negli Emirati dopo le bombe. "L'ambasciata ci ha proposto di andare in Oman, a cinque ore di distanza. Ma non dava certezze. Abbiamo fatto da soli"

Thomas Trenchi
|21 ore fa
L'arrivo dei cittadini italiani all'aeroporto di Malpensa
L'arrivo dei cittadini italiani all'aeroporto di Malpensa
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  L’attesa è stata la prova più difficile: «Non possiamo lamentarci per l’alloggio: ci hanno sistemato tutto incluso, in un bel posto. Altri italiani sono stati spostati di hotel in hotel, migliori o peggiori. Noi siamo rimasti lì. Il vero problema è stata l’incertezza, il non sapere cosa sarebbe successo, con i rumori dei razzi in sottofondo». Poi, finalmente, lo sbarco a Malpensa e la corsa in ospedale: «Mia moglie è andata subito a fare i test».
Dopo giorni di ansia e notti insonni in Medio Oriente, la piacentina che deve donare il midollo è rientrata in Italia ieri mattina con la sua famiglia. Il viaggio, partito dall’Australia, si è sviluppato tra incertezze e blocchi, in un momento di forte tensione dovuto ai bombardamenti iraniani che hanno paralizzato i collegamenti aerei nella regione. La donna, Cristina, insieme al marito Marcello Marchesini e alle due figlie di quattro anni e sei mesi, era in transito negli Emirati per raggiungere Piacenza, dove il padre è ricoverato in Ematologia in attesa di un trapianto urgente.
Alle quattro di notte, tra martedì e mercoledì, si è aperta una possibilità: un posto su uno dei pochi voli operativi. «Siamo partiti con un volo Emirates di linea – racconta Marchesini – convertendo il biglietto precedente, da Dubai a Malpensa. Nei giorni precedenti eravamo fermi a causa della sospensione dei collegamenti e a un certo punto ci è stata proposta un’alternativa in Oman, a cinque ore di distanza, dove partivano voli coordinati dalla Farnesina, ma tutti pieni. L’ambasciata avrebbe potuto darci un’opzione con pochissime certezze. Alla fine ci siamo mossi autonomamente, restando in contatto con l’unità di crisi per un supporto umano, ma non logistico nell’immediatezza».
Marchesini, Cristina e le figlie vivono da qualche anno in Australia. «Dovevamo rientrare perché il padre di mia moglie necessita di un trapianto urgente – prosegue Marcello – eravamo in transito a Dubai , così da arrivare in Italia per completare le trasfusioni, i controlli e il test di pre-trapianto. Avevamo un aereo nel pomeriggio, ma il Wi-Fi non funzionava e non eravamo aggiornati. Abbiamo visto le cancellazioni una dopo l’altra, Barcellona, Londra, e il panico ovunque. Poi il volo per Milano è stato annullato, come tutti gli altri quel giorno»  
Marcello Marchesini
Marcello Marchesini