Pomodoro da industria, raccolto record ma rese in picchiata: pesa il caldo. Piacenza prima per ettari coltivati
Nel Nord Italia conferiti 3,2 milioni di tonnellate, ma la produttività è tra le più basse degli ultimi 15 anni. Nel Piacentino oltre 10mila ettari coltivati, aziende penalizzate da siccità e costi in aumento.
Redazione Online
|1 ora fa


Più ettari, più pomodoro consegnato alle industrie che mai, ma meno di quanto era stato pattuito. È il bilancio della campagna 2026 tracciato dall’Organizzazione Interprofessionale OI Pomodoro da Industria Nord Italia, che riunisce Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto e la provincia autonoma di Bolzano. A pesare sull’annata, spiega l’OI, sono stati soprattutto il cambiamento climatico, le basse rese in campo e l’aumento dei costi di produzione, agricoli e industriali.
I numeri della stagione
Le superfici coltivate hanno raggiunto i 48.349 ettari: 43.477 a produzione integrata e 4.872 a biologico, pari al 10,1% del totale. Il pomodoro conferito all’industria ammonta a 3.205.126 tonnellate, un quantitativo mai registrato prima nell’areale, che resta però inferiore di circa il 14% a quello contrattato.
Rese tra le più basse dal 2011
Il punto debole è nei campi. La resa media si è fermata a 66,3 tonnellate per ettaro, contro le 71,6 della media dell’ultimo quinquennio. Il dato scende a 68,0 t/ha per l’integrato e a 51,3 t/ha per il biologico, valori che l’OI colloca fra i più bassi rilevati dal 2011. La crescita delle superfici, dunque, non si è tradotta in un aumento proporzionale della produzione, anche a causa delle grandinate che hanno colpito migliaia di ettari.
Caldo, siccità e grandine
L’andamento meteorologico è stato il fattore più critico. Temperature diurne eccezionalmente alte, notti meno fresche del normale e piogge quasi assenti hanno messo le piante sotto forte stress durante la fioritura, con cascola dei fiori, bacche più piccole e rese scarse, soprattutto nelle produzioni di medio periodo.
Si è aggiunta la scarsità di acqua irrigua, già dalla fine di giugno, insieme alle restrizioni sui prelievi da acque superficiali. In diverse zone i produttori hanno dovuto ripiegare sull’irrigazione da pozzo, con più consumi energetici e costi maggiori. A luglio sono arrivati poi ripetuti eventi grandinigeni, molto estesi, con danni ingenti: tra i territori più colpiti ci sono le province di Mantova, Modena e Ferrara.
Un calendario anticipato e consegne concentrate
La campagna era iniziata il 27 marzo con la firma dell’accordo quadro d’area tra parte agricola e industriale. I trapianti, partiti a fine marzo, sono proseguiti fino a circa il 20 giugno. Raccolta e trasformazione sono cominciate il 10 luglio, con un anticipo significativo rispetto allo storico.
Dall’avvio fino a metà agosto la filiera ha dovuto gestire una forte concentrazione delle consegne, con volumi elevati in un periodo ristretto. La criticità, riferisce l’OI, è stata superata grazie alla collaborazione tra organizzazioni di produttori e imprese di trasformazione, chiamate a uno sforzo straordinario.
Costi in aumento per campi e stabilimenti
Anche l’industria ha fatto i conti con spese elevate, in particolare per gas ed elettricità necessari alla lavorazione. Le basse rese alla trasformazione, inoltre, hanno portato a produrre meno prodotto finito di quanto programmato. Sul fronte agricolo, i carburanti sono rincarati sensibilmente a partire da aprile.
Lo sguardo al 2027
Per la prossima campagna il presidente dell’OI, Giuseppe Romanini, punta su un metodo condiviso di programmazione produttiva, con scadenze fissate e dati conoscitivi comuni a parte agricola e industriale.
«Sto cercando di promuovere attivamente, in preparazione della campagna 2027, l’adozione da parte della filiera di un metodo con scadenze fissate e dati conoscitivi condivisi», afferma, indicando l’obiettivo di andare oltre l’attuale ruolo dell’OI, che fornisce dati solo quando i soggetti della filiera ne ravvisano la necessità. Lo scopo, aggiunge, è «rafforzare il coordinamento tra i diversi attori della filiera, rendendo la programmazione più tempestiva e consapevole», per affrontare l’incertezza climatica, migliorare l’equilibrio tra domanda e offerta e tutelare la sostenibilità economica della produzione di pomodoro da industria nel Nord Italia.
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