Pomodoro da industria, raccolto record ma rese in picchiata: pesa il caldo. Piacenza prima per ettari coltivati

Nel Nord Italia conferiti 3,2 milioni di tonnellate, ma la produttività è tra le più basse degli ultimi 15 anni. Nel Piacentino oltre 10mila ettari coltivati, aziende penalizzate da siccità e costi in aumento.

Redazione Online
|1 ora fa
Pomodoro da industria, raccolto record ma rese in picchiata: pesa il caldo. Piacenza prima per ettari coltivati
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Giuseppe Romanini, presidente dell’Organizzazione Interprofessionale OI Pomodoro da Industria Nord Italia
Giuseppe Romanini, presidente dell’Organizzazione Interprofessionale OI Pomodoro da Industria Nord Italia
Più ettari, più pomodoro consegnato alle industrie che mai, ma meno di quanto era stato pattuito. È il bilancio della campagna 2026 tracciato dall’Organizzazione Interprofessionale OI Pomodoro da Industria Nord Italia, che riunisce Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto e la provincia autonoma di Bolzano. A pesare sull’annata, spiega l’OI, sono stati soprattutto il cambiamento climatico, le basse rese in campo e l’aumento dei costi di produzione, agricoli e industriali.
I numeri della stagione
Le superfici coltivate hanno raggiunto i 48.349 ettari: 43.477 a produzione integrata e 4.872 a biologico, pari al 10,1% del totale. Il pomodoro conferito all’industria ammonta a 3.205.126 tonnellate, un quantitativo mai registrato prima nell’areale, che resta però inferiore di circa il 14% a quello contrattato.
Rese tra le più basse dal 2011
Il punto debole è nei campi. La resa media si è fermata a 66,3 tonnellate per ettaro, contro le 71,6 della media dell’ultimo quinquennio. Il dato scende a 68,0 t/ha per l’integrato e a 51,3 t/ha per il biologico, valori che l’OI colloca fra i più bassi rilevati dal 2011. La crescita delle superfici, dunque, non si è tradotta in un aumento proporzionale della produzione, anche a causa delle grandinate che hanno colpito migliaia di ettari.
Caldo, siccità e grandine
L’andamento meteorologico è stato il fattore più critico. Temperature diurne eccezionalmente alte, notti meno fresche del normale e piogge quasi assenti hanno messo le piante sotto forte stress durante la fioritura, con cascola dei fiori, bacche più piccole e rese scarse, soprattutto nelle produzioni di medio periodo.
Si è aggiunta la scarsità di acqua irrigua, già dalla fine di giugno, insieme alle restrizioni sui prelievi da acque superficiali. In diverse zone i produttori hanno dovuto ripiegare sull’irrigazione da pozzo, con più consumi energetici e costi maggiori. A luglio sono arrivati poi ripetuti eventi grandinigeni, molto estesi, con danni ingenti: tra i territori più colpiti ci sono le province di Mantova, Modena e Ferrara.
Un calendario anticipato e consegne concentrate
La campagna era iniziata il 27 marzo con la firma dell’accordo quadro d’area tra parte agricola e industriale. I trapianti, partiti a fine marzo, sono proseguiti fino a circa il 20 giugno. Raccolta e trasformazione sono cominciate il 10 luglio, con un anticipo significativo rispetto allo storico.
Dall’avvio fino a metà agosto la filiera ha dovuto gestire una forte concentrazione delle consegne, con volumi elevati in un periodo ristretto. La criticità, riferisce l’OI, è stata superata grazie alla collaborazione tra organizzazioni di produttori e imprese di trasformazione, chiamate a uno sforzo straordinario.
Costi in aumento per campi e stabilimenti
Anche l’industria ha fatto i conti con spese elevate, in particolare per gas ed elettricità necessari alla lavorazione. Le basse rese alla trasformazione, inoltre, hanno portato a produrre meno prodotto finito di quanto programmato. Sul fronte agricolo, i carburanti sono rincarati sensibilmente a partire da aprile.
Lo sguardo al 2027
Per la prossima campagna il presidente dell’OI, Giuseppe Romanini, punta su un metodo condiviso di programmazione produttiva, con scadenze fissate e dati conoscitivi comuni a parte agricola e industriale.
«Sto cercando di promuovere attivamente, in preparazione della campagna 2027, l’adozione da parte della filiera di un metodo con scadenze fissate e dati conoscitivi condivisi», afferma, indicando l’obiettivo di andare oltre l’attuale ruolo dell’OI, che fornisce dati solo quando i soggetti della filiera ne ravvisano la necessità. Lo scopo, aggiunge, è «rafforzare il coordinamento tra i diversi attori della filiera, rendendo la programmazione più tempestiva e consapevole», per affrontare l’incertezza climatica, migliorare l’equilibrio tra domanda e offerta e tutelare la sostenibilità economica della produzione di pomodoro da industria nel Nord Italia.