Coraggio Piace, hai anche due rivincite da prenderti

Michele Rancati
|58 minuti fa

In Piacenza-Clivense 0-0 del 2024 la palla non volle proprio entrare
Il coraggio non è l’assenza di paura, ma la capacità di agire nonostante essa. Lo diceva Nelson Mandela, che con le sue parole e le sue azioni ricostruì il Sudafrica post apartheid, sfruttando anche lo sport, in primis il rugby, come fonte di ispirazione per il popolo.
“Coraggio” e “paura” sono i due sentimenti che possono indirizzare la stagione del Piacenza calcio, a cui davvero non manca nulla (il centrocampista forte arriverà, tranquilli) per provare a tornare finalmente tra i professionisti. L’organico già adesso è di alto livello, l’allenatore una certezza, la società organizzata, la proprietà attenta e generosa, i tifosi eccezionali. Allora, perché avere paura? E di chi?
Mi pongo queste domande perché per giorni ho assistito a una sorta di rito collettivo finalizzato a mandare i biancorossi nel girone A, poi nel B ma senza il Chievo, quindi nel D ma con la Pistoiese altrove, poi ancora nel B ma senza il Milan etc etc...
E mi è spiaciuto (lo dico con tutta la stima che ben conoscono) che anche qualcuno dell’ambiente biancorosso si sia accodato a questa litania, sperando in un gruppo “morbido”.
Poi ci sono i soliti ben informati, che soprattutto sui social pensano di essere sempre un passo avanti. Giusto per essere chiari: se qualcuno era contento dell’ingresso in Cda di Ernesto Paolillo per avere dei presunti favori dal “Palazzo” non ha capito nulla del progetto che è nato. E davvero qualcuno credeva che si potesse tornare in Serie C senza affrontare due, tre, magari quattro o cinque avversarie del nostro livello?
“Coraggio” e “paura” sono i due sentimenti che possono indirizzare la stagione del Piacenza calcio, a cui davvero non manca nulla (il centrocampista forte arriverà, tranquilli) per provare a tornare finalmente tra i professionisti. L’organico già adesso è di alto livello, l’allenatore una certezza, la società organizzata, la proprietà attenta e generosa, i tifosi eccezionali. Allora, perché avere paura? E di chi?
Mi pongo queste domande perché per giorni ho assistito a una sorta di rito collettivo finalizzato a mandare i biancorossi nel girone A, poi nel B ma senza il Chievo, quindi nel D ma con la Pistoiese altrove, poi ancora nel B ma senza il Milan etc etc...
E mi è spiaciuto (lo dico con tutta la stima che ben conoscono) che anche qualcuno dell’ambiente biancorosso si sia accodato a questa litania, sperando in un gruppo “morbido”.
Poi ci sono i soliti ben informati, che soprattutto sui social pensano di essere sempre un passo avanti. Giusto per essere chiari: se qualcuno era contento dell’ingresso in Cda di Ernesto Paolillo per avere dei presunti favori dal “Palazzo” non ha capito nulla del progetto che è nato. E davvero qualcuno credeva che si potesse tornare in Serie C senza affrontare due, tre, magari quattro o cinque avversarie del nostro livello?
Il Piacenza deve rispettare il Chievo, il Milan Futuro, il Nibbiano, il Fiorenzuola e tutte le altre squadre del girone B. Ma non deve, anzi, non può permettersi di avere paura. Paura di cosa, poi?
Abbiamo un allenatore più scarso degli altri? La storia di Franz dice l’opposto, con tre promozioni con altrettante squadre diverse nella sola Serie D.
E i giocatori si sentono peggiori di quelli della concorrenza, pur agguerrita? Chi lo pensa, alzi la mano, se non altro per correttezza verso una piazza così calda e appassionata.
Ma anche i tifosi facciano lo stesso. Nei giorni scorsi tutti a sperare di finire in un girone senza questa o quell’altra; da ieri alle 13 è partita la lamentela perché “contiamo poco”. Ma contro chi dovremmo giocare, scusate? E ci ricordiamo che negli ultimi anni hanno vinto il campionato Caldiero, Forlì e Desenzano, con le presunte corazzate a secco?
Facciamo tutti uno scatto di mentalità, non diciamolo e basta che il Piacenza è forte. Crediamolo. A cominciare dai giocatori. Coraggio, Piace: sei forte, dagli uffici al campo, passando per panchina e tribune.
E davvero ci siamo già dimenticati che non siamo in Serie C perché il 14 aprile 2024 una Clivense (ora Chievo) senza obiettivi ci impose con il sangue agli occhi uno 0-0 fatale? Il destino ci concede la possibilità di vendicarci sportivamente anche con il Milan per il primo maggio 1994. Assecondiamolo senza timori.
Abbiamo un allenatore più scarso degli altri? La storia di Franz dice l’opposto, con tre promozioni con altrettante squadre diverse nella sola Serie D.
E i giocatori si sentono peggiori di quelli della concorrenza, pur agguerrita? Chi lo pensa, alzi la mano, se non altro per correttezza verso una piazza così calda e appassionata.
Ma anche i tifosi facciano lo stesso. Nei giorni scorsi tutti a sperare di finire in un girone senza questa o quell’altra; da ieri alle 13 è partita la lamentela perché “contiamo poco”. Ma contro chi dovremmo giocare, scusate? E ci ricordiamo che negli ultimi anni hanno vinto il campionato Caldiero, Forlì e Desenzano, con le presunte corazzate a secco?
Facciamo tutti uno scatto di mentalità, non diciamolo e basta che il Piacenza è forte. Crediamolo. A cominciare dai giocatori. Coraggio, Piace: sei forte, dagli uffici al campo, passando per panchina e tribune.
E davvero ci siamo già dimenticati che non siamo in Serie C perché il 14 aprile 2024 una Clivense (ora Chievo) senza obiettivi ci impose con il sangue agli occhi uno 0-0 fatale? Il destino ci concede la possibilità di vendicarci sportivamente anche con il Milan per il primo maggio 1994. Assecondiamolo senza timori.
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