Piace, sei mesi di approfondimenti prima dell'accordo
Con l'ingresso al 49% di Bosov, le quote dei soci piacentini diventeranno più omogenee (dal 15 al 5% a testa)

Michele Rancati
|15 ore fa

Alcuni soci del Piacenza, da sinistra: Molinaroli, Camisa, Polenghi, De Santis e Monti
Questione di dieci, massimo 15 giorni e il nuovo assetto azionario del Piacenza calcio sarà definito ufficialmente (ossia dal notaio) e poi svelato.
Kirill Bosov entrerà in società con il 49%. L'imprenditore con cittadinanza svizzera e russa ha già scelto il direttore sportivo (Leonardo Calistri, che nei giorni scorsi ha incontrato mister Arnaldo Franzini) e i suoi rappresentanti in cda (l’ex dg dell’Inter Ernesto Paolillo e Pietro Capra di Redfish Capital).
Il presidente Marco Polenghi e gli altri azionisti sono certi di avere in mano tutti gli elementi per poter stare tranquilli. È durata quasi sei mesi, infatti, la cosiddetta due diligence, nome tecnico dell’indagine approfondita su un’azienda o una società eseguita prima di transazioni significative come acquisizioni, fusioni o investimenti (processo che serve a valutare i rischi e le opportunità associate all’operazione). Ad effettuarla una primaria società internazionale, che non ha trovato nulla da segnalare a carico di Bosov e delle sue controllate.
Stesso discorso a parti invertite: l’imprenditore russo-elvetico (con residenza a Montecarlo e base italiana a Forte dei Marmi, in Toscana) ha spulciato i conti del Piacenza, scoprendo che non ha debiti e una posizione economico-finanziaria solida. Il tutto, assistito dalla competenza di Paolillo, il qualche non è stato un dirigente di alto livello solo in campo sportivo, ma anche e soprattutto in quello bancario.
Kirill Bosov entrerà in società con il 49%. L'imprenditore con cittadinanza svizzera e russa ha già scelto il direttore sportivo (Leonardo Calistri, che nei giorni scorsi ha incontrato mister Arnaldo Franzini) e i suoi rappresentanti in cda (l’ex dg dell’Inter Ernesto Paolillo e Pietro Capra di Redfish Capital).
Il presidente Marco Polenghi e gli altri azionisti sono certi di avere in mano tutti gli elementi per poter stare tranquilli. È durata quasi sei mesi, infatti, la cosiddetta due diligence, nome tecnico dell’indagine approfondita su un’azienda o una società eseguita prima di transazioni significative come acquisizioni, fusioni o investimenti (processo che serve a valutare i rischi e le opportunità associate all’operazione). Ad effettuarla una primaria società internazionale, che non ha trovato nulla da segnalare a carico di Bosov e delle sue controllate.
Stesso discorso a parti invertite: l’imprenditore russo-elvetico (con residenza a Montecarlo e base italiana a Forte dei Marmi, in Toscana) ha spulciato i conti del Piacenza, scoprendo che non ha debiti e una posizione economico-finanziaria solida. Il tutto, assistito dalla competenza di Paolillo, il qualche non è stato un dirigente di alto livello solo in campo sportivo, ma anche e soprattutto in quello bancario.
L’assetto azionario verrà inevitabilmente modificato. Il 51% delle azioni resterà in mano ai soci piacentini; Marco Polenghi resterà presidente, anche a fronte del dimagrimento della propria partecipazione, che scenderà tra il 15 e il 18%. Quote di poco inferiori (tra il 10 e il 5% a testa) per gli altri, con i piacentini che avranno quindi una percentuale più omogenea tra loro. Sarà la loro compattezza il valore aggiunto. L’unica uscita, ampiamente prevista e concordata, quella di Alessandro Losi.
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